La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che il processo a carico di Silvio Berlusconi per frode fiscale riguardante l’acquisto di diritti televisivi tramite Mediaset è stato conforme al diritto a un processo equo. Il ricorso presentato dall’ex presidente del Consiglio il 28 dicembre 2013 è stato dichiarato “manifestamente infondato” e respinto.
La decisione, adottata all’unanimità dalla Sezione I della Cedu nel caso Berlusconi contro Italia (ricorso n. 8683/14), si concentra in particolare sulla presunta mancanza di imparzialità della Corte di Cassazione. Berlusconi aveva contestato il comportamento del giudice Antonio Esposito, che aveva rilasciato un’intervista a Il Mattino il 5 agosto 2013, dopo la pronuncia del dispositivo in udienza pubblica del 1° agosto e prima del deposito delle motivazioni, avvenuto il 29 agosto.
La Corte di Strasburgo ha ritenuto che l’intervista non dimostrasse un pregiudizio o un dubbio oggettivamente fondato sull’imparzialità del collegio, dal momento che la decisione era già stata adottata in udienza. I giudici europei hanno osservato che non spettava loro valutare l’opportunità del comportamento del magistrato, ma solo l’effetto di eventuali comportamenti sull’imparzialità del tribunale, ricordando al contempo il dovere di discrezione dei magistrati nei rapporti con la stampa.
Altre prove presentate dal ricorrente sono state giudicate insufficienti. La Cedu ha ritenuto non provate le frasi ostili attribuite a Esposito, riferite da partecipanti a cene private e da dipendenti di un hotel di Ischia. Anche le osservazioni attribuite a un altro giudice, indicato con le iniziali A.F., sono state qualificate come generiche e in contrasto con la condotta del magistrato durante e dopo il procedimento; la presunta registrazione delle deliberazioni private non è stata considerata sufficiente a dimostrare un comportamento inappropriato degli altri giudici.
I giudici di Strasburgo hanno inoltre escluso che la rapidità del procedimento o l’assegnazione alla sezione feriale costituissero indizi di una volontà precostituita di condannare. Tutti gli altri motivi sollevati da Berlusconi sono stati dichiarati irricevibili o respinti come manifestamente infondati o tardivi.
Il ricorso era stato presentato dopo che la Cassazione, il 1° agosto 2013, aveva confermato la condanna di Berlusconi per concorso in dichiarazioni fiscali fraudolente legate all’acquisto di diritti televisivi; la pena iniziale di quattro anni era poi stata ridotta a uno in seguito all’indulto, e alla sentenza erano seguite l’interdizione dai pubblici uffici e la decadenza da senatore. Dopo la morte di Berlusconi nel giugno 2023, la causa a Strasburgo è stata portata avanti dai suoi eredi: Marina, Pier Silvio, Barbara, Eleonora e Luigi.