La Nuova Zelanda propone il divieto dei social per under 16: multe fino al 10% del fatturato per le piattaforme

Il governo della Nuova Zelanda ha annunciato la presentazione, il 24 agosto 2026, di un progetto di legge che vieterebbe ai minori di 16 anni l’accesso ai social network. Il provvedimento segue il modello adottato dall’Australia a dicembre e prevede sanzioni economiche per le piattaforme che non si adegueranno.

Secondo il premier Christopher Luxon, “non possiamo semplicemente accettare i danni causati a un’intera generazione di bambini neozelandesi”. Luxon ha riferito che un giovane su tre tra i 13 e i 17 anni trascorre almeno cinque ore al giorno sui social, esponendosi a contenuti dannosi e a tecnologie che favoriscono dipendenza e pressioni non adeguate alla loro età.

La proposta interessa piattaforme come Instagram, TikTok, Snapchat e Facebook. Le aziende dovranno verificare l’età degli utenti usando informazioni già presenti negli account, stime basate su riconoscimento facciale, servizi di identità digitale e documenti ufficiali.

Le piattaforme che non rispetteranno le regole rischiano multe fino al 10% del loro fatturato globale, ha spiegato il governo. La ministra dell’Istruzione Erica Stanford ha chiarito che gli obblighi legali ricadranno sulle aziende tecnologiche e che non sono previste sanzioni per minori, genitori o tutori.

L’approvazione della legge non è scontata: i due alleati di coalizione del Partito Nazionale, il libertario Act e il populista New Zealand First, si sono detti contrari al testo.

A livello internazionale, l’Australia è stata il primo Paese a introdurre un divieto per gli under 16 a dicembre, mentre l’Indonesia ha adottato una misura analoga a marzo. Francia, Canada, Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti stanno lavorando a provvedimenti simili.

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