Mario Adinolfi trasferito in carcere: revocati i domiciliari per comunicazioni via social

Mario Adinolfi è stato tradotto in carcere nella mattina del 21 settembre 2026, dopo che la misura cautelare a suo carico è stata aggravata. La notizia del trasferimento è stata riportata dall’agenzia LaPresse.

L’ex parlamentare era agli arresti domiciliari dall’8 luglio 2026 nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma condotta dalla Guardia di Finanza. Le accuse contestate sono truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi.

Secondo l’accusa, l’indagine riguarda un sistema definito “scommessa collettiva” con cui sarebbero stati raccolti fondi da numerosi investitori promettendo rendimenti derivanti da scommesse sportive e attività di gioco. Il danno complessivo contestato è stimato in circa 4,7 milioni di euro.

Nel corso dell’udienza davanti al gip di Roma, a luglio, Adinolfi aveva respinto le accuse. In sede di difesa ha sostenuto che la partecipazione all’iniziativa fosse volontaria e conosciuta dagli aderenti, indicandone circa novanta e citando tra loro professori universitari, notai e nobili. Ha inoltre riferito di aver restituito a una partecipante 50mila euro da una somma iniziale di 30mila.

La richiesta di aggravamento della misura cautelare è stata avanzata dal pubblico ministero, che ha motivato la richiesta con la “reiterata violazione” del divieto di utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici, consentito solo per i contatti con il difensore. Nella misura si segnala che Adinolfi avrebbe pubblicato, con cadenza quotidiana, 49 articoli sul blog marioadinolfli.substack.com e 23 post sul suo profilo Facebook, nonostante il divieto.

La revoca degli arresti domiciliari e la traduzione in carcere avvengono quindi in conseguenza di questa contestata violazione delle prescrizioni imposte dalla misura cautelare.

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