Assemblea Onu a New York: 130 leader, assenze di Xi e Modi e tensioni tra Israele, Iran e attori regionali

Si è aperta a New York la settimana degli interventi di alto profilo all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con circa 130 capi di Stato e di governo iscritti a parlare. Non parteciperanno il presidente cinese Xi né il primo ministro indiano Narendra Modi: Pechino ha delegato il vicepresidente Han Zheng, l’India sarà rappresentata dal ministro degli Esteri Jaishankar.

Il presidente americano Donald Trump ha tenuto il discorso inaugurale della sessione. Nelle stesse ore sono emerse tensioni diplomatiche e militari su più fronti del Medio Oriente.

Netanyahu ha attaccato il presidente francese Emmanuel Macron definendo la sua dichiarazione su Gaza “grottesca”, secondo una nota dell’ufficio del primo ministro israeliano. Il premier ha inoltre pubblicato un video su X rivolto al sindaco di New York Zohran Mamdani, accusandolo di sostenere Hamas e invitandolo a “vergognarsi”. Mamdani, che in un’intervista alla Cnn aveva definito Netanyahu un “criminale di guerra”, ha risposto in conferenza stampa negando la veridicità delle affermazioni contenute nel video e definendo Netanyahu responsabile di un “orribile genocidio” contro i palestinesi.

Sul fronte iraniano, il presidente Masoud Pezeshkian è arrivato a New York per intervenire all’Assemblea. La televisione di Stato IRIB ha diffuso immagini del suo arrivo. Sempre da Teheran, il viceministro del Petrolio Ahmad Zeraatkar ha dichiarato che il terminal Gnl di South Pars, danneggiato da un bombardamento israeliano a marzo, ha recuperato il 50% della capacità produttiva e tornerà a pieno regime nelle prossime settimane, secondo Al Jazeera.

Dalla delegazione iraniana è arrivata anche la conferma di contatti con gli Stati Uniti tramite un mediatore qatariota. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei ha detto che colloqui con la parte americana si sono svolti attraverso un mediatore del Qatar per comunicare le condizioni iraniane. La televisione iraniana ha reso noto che il ministro degli Esteri Araghchi ha incontrato l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff: durante l’incontro sarebbero state presentate le condizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz, tra cui la revoca del blocco navale, lo sblocco dei beni iraniani congelati e la fine della “guerra su tutti i fronti della Resistenza”.

Teheran ha inoltre avvertito che potrebbe infliggere colpi “ancora più duri, devastanti e imprevedibili” in risposta alle minacce statunitensi, secondo quanto riportato da Press TV. In mattinata media iraniani hanno dato notizia di un’esplosione vicino all’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz.

Sullo scenario regionale, l’agenzia Al Jazeera ha riferito che un attacco aereo israeliano ha danneggiato le linee elettriche ad al-Khiam, nel sud del Libano, provocando un blackout nell’area di Nabaa el-Hamas. In Yemen, il portavoce militare degli Houthi Yahya Saree ha dichiarato l’abbattimento di un drone da ricognizione armato su Mocha; l’agenzia iraniana Irna ha anche riferito della distruzione di un drone saudita sopra Al-Mukha.

Al Arabiya, citando il rapporto di Sheba Intelligence, ha riportato che un’operazione di sicurezza a Sana’a avrebbe colpito una rete di comunicazioni collegata agli Houthi, con l’uccisione di quattro esperti iraniani coinvolti nella rete, operazione che combinò azione aerea e intervento di terra.

Il Qatar ha condannato il rifiuto israeliano della roadmap per Gaza e, in un incontro a porte chiuse a New York, il premier e ministro degli Esteri Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani ha chiesto alla comunità internazionale di agire per far rispettare l’accordo sul cessate il fuoco e ha ribadito il sostegno di Doha al diritto dei palestinesi a uno Stato indipendente entro i confini del 1967, con Gerusalemme Est capitale, sulla base delle risoluzioni internazionali.

Altri segnali di allerta internazionale sono giunti dai Paesi del Golfo, che avrebbero messo sotto pressione l’amministrazione statunitense per risolvere la crisi, e da rapporti che parlano di una possibile de-escalation tra italiani e yemeniti, mentre gli Stati Uniti mantengono uno stato di allerta per un’escalation.

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