Washington e Tel Aviv stanno elaborando piani per una nuova offensiva militare contro l’Iran da avviare dopo le elezioni di midterm del 3 novembre, mentre un attacco all’aeroporto di Dammam, in Arabia Saudita, ha provocato vittime e danni alle infrastrutture.
Il New York Times e Axios riportano che i due Paesi stanno valutando “piani specifici” per raid mirati a infrastrutture energetiche, impianti nucleari e arsenali di missili e droni iraniani. Secondo il Nyt, l’ipotesi è di una campagna breve ma intensa; resta però incerto se il presidente Usa Donald Trump concederà l’autorizzazione a un’azione su larga scala.
Fonti citate dal Nyt segnalano che alcuni funzionari americani ritengono che nuove azioni possano aggravare la crisi economica di Teheran e spingere il regime a concessioni diplomatiche. Al contempo il quotidiano avverte dei possibili effetti collaterali: aumento dei prezzi dell’energia, impatto sull’inflazione globale e la riduzione delle scorte statunitensi di intercettori, effetti già emersi nella prima fase dei bombardamenti condotti fra febbraio e aprile.
Axios ha riferito che decine di caccia dell’aviazione israeliana hanno compiuto una missione di circa 1.300 chilometri fino al confine iraniano, sorvolando Siria e Iraq prima di rientrare in Israele. L’operazione è stata descritta da fonti israeliane e americane come una “dimostrazione di forza” e comunicata in anticipo a Washington; alcune fonti Usa ritengono che Israele sperasse in una reazione iraniana che potesse fornire un pretesto per nuovi raid.
La missione aerea è avvenuta lo stesso giorno dell’incontro tra il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth e il primo ministro Benjamin Netanyahu nella base di Ovda; secondo le fonti citate da Axios la missione non era collegata alla visita. Netanyahu ha inoltre dichiarato che la nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, avrebbe autorizzato scienziati iraniani a proseguire verso la costruzione di un’arma nucleare, affermando che l’unica strada per eliminare la minaccia è “rovesciare il regime in Iran”.
Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha assicurato che l’esercito è pronto a intraprendere azioni preventive e difensive contro l’Iran e i suoi alleati e a respingere eventuali attacchi durante il periodo elettorale interno. Katz ha sottolineato la vigilanza e la prontezza operativa delle forze israeliane. Sul fronte americano, il presidente Trump ha dichiarato ai media di non negoziare con l’Iran e ha aggiunto che “qualcosa avverrà molto presto”, osservando che molti si aspettano un’azione dopo le elezioni.
In parallelo, la tensione nella regione si è manifestata con nuovi episodi di violenza: la General Authority of Civil Aviation saudita ha aggiornato il bilancio dell’attacco notturno all’aeroporto “Re Fahd” di Dammam a due morti e otto feriti, precisando che le vittime sono un cittadino saudita e uno indiano. L’aeroporto ha riaperto dopo una chiusura temporanea; i danni alle infrastrutture sono in fase di valutazione. L’attacco non è stato immediatamente rivendicato, ma gli Houthi yemeniti conducono da settimane offensive contro obiettivi civili e petroliferi in Arabia Saudita: secondo un conto dell’AFP basato su dati ufficiali, nei soli attacchi contro aeroporti sauditi nel mese di ottobre sono morte 22 persone.
Sul piano marittimo, la UKMTO ha segnalato che una nave è stata colpita da un “proiettile di origine sconosciuta” al largo dell’Oman, a ovest di Bukha, con un incendio domato e nessun membro dell’equipaggio ferito. I Pasdaran iraniani hanno invece affermato di aver colpito quattro imbarcazioni coinvolte in trasferimenti petroliferi ritenuti illegali e di segnalare altre tre unità urtate da mine a ovest dello Stretto di Hormuz.
La questione iraniana è entrata anche nella campagna elettorale statunitense, con scontri pubblici tra candidati su guerra e sostegno a Israele. Intanto, il dispiegamento di forze nella regione continua ad aumentare: fonti citate in passato hanno riferito di ulteriori gruppi d’attacco navali e unità militari statunitensi destinati al Medio Oriente.
Altri sviluppi collegati alla situazione in Medio Oriente registrati nelle ultime ore: un drone israeliano ha lanciato un missile vicino al quartier generale dell’Unrwa ad al-Rimal, a ovest di Gaza City, uccidendo due palestinesi e ferendone molti altri; secondo il ministero della Salute di Gaza, nelle ultime 24 ore gli attacchi israeliani hanno ucciso sette persone e ferite 24. Dal cessate il fuoco di ottobre 2025, il ministero di Gaza riporta 1.534 morti e 5.486 feriti; dall’inizio della guerra dell’ottobre 2023 il bilancio stimato è di 74.494 morti e 175.604 feriti, secondo i dati citati.
Sulle violenze interne alla Cisgiordania, l’Ufficio dell’ONU per i diritti umani ha denunciato gli attacchi dei coloni durante la raccolta delle olive come strumenti di sfollamento e spossessamento che danneggiano proprietà, sottraggono raccolti e ostacolano i contadini palestinesi. L’OCHA ha registrato almeno 160 attacchi nella prima metà di ottobre; l’OHCHR ha invitato Stati e donatori a passare da semplici condanne ad azioni concrete e urgenti per proteggere le comunità palestinesi, richiedendo anche finanziamenti per presenza protettiva e assistenza legale. Ajith Sunghay, capo dell’ufficio dell’ONU per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati, ha sottolineato il valore simbolico e materiale degli ulivi per i palestinesi e la necessità di protezione durante la stagione della raccolta.
La tensione sul terreno ha coinvolto anche volontari stranieri: due bolzanini, padre e figlio, Manuel e Alberto Tartarotti, sono stati arrestati in Cisgiordania durante una raccolta di olive non autorizzata, interrogati, schedati e successivamente espulsi con un divieto di ingresso in Israele di dieci anni; i due si trovavano nella zona per ragioni umanitarie e per consegnare fondi a un’associazione locale.
Sul fronte diplomatico e multilaterale, è previsto a Istanbul un incontro tra i ministri degli Esteri del gruppo E3 (Regno Unito, Francia, Germania) e i colleghi di Turchia, Arabia Saudita, Pakistan ed Egitto, il nuovo gruppo R4, per discutere di Palestina, Yemen, lo Stretto di Hormuz e possibilmente dei modi per contribuire a porre fine al conflitto in Ucraina. Inoltre, gli Emirati Arabi Uniti hanno ufficializzato la candidatura di Lana Nusse