Andrea Sempio è tornato a parlare pubblicamente della vicenda di Garlasco nell’intervista andata in onda il 7 ottobre 2026 a Porta a Porta su Rai1. Accusato nella nuova indagine della procura di Pavia di aver ucciso quasi vent’anni fa Chiara Poggi, Sempio ha respinto tutte le imputazioni e raccontato lo stato in cui vive da oltre un anno e mezzo.
«Si vive a fatica. E oggi io non sto vivendo», ha detto il 38enne, descrivendo una quotidianità fatta di isolamento, udienze e spostamenti per incontrare consulenti e difensori. Pur definendo la propria vita sospesa, ha negato ogni responsabilità relativa al delitto.
Sempio ha contestato elementi tecnici allegati all’inchiesta: ha affermato che l’impronta identificata come 33 «non è attribuibile a nessuno» e ha negato qualsiasi collegamento con la scarpa numero 42, sostenendo che le sue calzature sono di misura 44 e che la 42 non gli entrava.
Nell’intervista ha anche chiamato in causa Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara Poggi e condannato in via definitiva a 16 anni, il quale, secondo il nuovo filone investigativo, risulterebbe in parte scagionato. Pur riconoscendo la condanna, Sempio ha detto: «Secondo me la condanna è giusta», e ha espresso dubbi sul racconto alternativo che attribuirebbe l’innocenza a Stasi, ritenendo più coerente la ricostruzione formulata ai tempi del primo processo.
Dalle carte depositate con la seconda chiusura dell’indagine a carico di Sempio emergono documenti acquisiti dai pm di Pavia al Ris di Parma che riguardano l’attività degli investigatori dell’epoca. Una parte dell’indagine parallela si concentra sul mancato inserimento nel fascicolo di alcuni esiti negativi del Dna relativi ai pedali della bici di Stasi, datati 20 settembre 2007, e su una valutazione psicologica sullo studente allora indagato che non risulterebbe negli atti.
I fascicoli evidenziano inoltre questioni sulla gestione di reperti: i prelievi effettuati sull’intonaco della presunta traccia palmare 33 e i frammenti di unghie della vittima furono distrutti nel 2016. Su quel punto, un’annotazione del capo attuale del Ris, Matteo Donghi, segnala che la distruzione avvenne con procedura regolare.
Sarà il previsto iter processuale, secondo quanto riportato, a stabilire se la prima inchiesta conteneva errori giudiziari o se le nuove contestazioni nei confronti di Sempio troveranno conferma.