Christa Pike, condannata a morte nel 1996 per l’omicidio della compagna di classe Colleen Slemmer nel 1995, si è risvegliata in ospedale dopo il tentativo di esecuzione avvenuto il 30 settembre. La donna, oggi 50enne, era stata sottoposta a due dosi di pentobarbital che non hanno provocato il decesso.
Secondo i legali, Pike è stata ricoverata d’urgenza in terapia intensiva dopo aver subito spasmi, sofferenza e asfissia e aver riportato gravi ustioni e vesciche agli arti superiori. Nei giorni successivi all’intervento era rimasta incosciente, intubata e collegata a un ventilatore polmonare.
I difensori hanno diffuso una nota definendo il caso “senza precedenti medici”. Hanno informato che la donna è stata estubata e ha ripreso conoscenza e parola, ma che le sue condizioni restano delicate: rimane ammanettata e incatenata al letto d’ospedale e la prognosi è incerta.
Il dottor Joel Zivot, anestesista e consulente della difesa, ha indicato che i segnali sono incoraggianti ma che la paziente non è fuori pericolo, e che potrebbero servire settimane o mesi per valutare le conseguenze delle lesioni e l’eventuale recupero delle capacità mentali.
Sullo sfondo sanitario si è aperto un fronte giudiziario e politico. I legali hanno chiesto ai tribunali la conservazione di tutte le prove relative all’esecuzione fallita, inclusi i lotti dei farmaci e i registri interni. Hanno inoltre sollecitato il governatore uscente Bill Lee a commutare la pena capitale in ergastolo senza possibilità di rilascio.
Dopo il tentativo fallito, il governatore Lee ha sospeso le esecuzioni nello Stato e disposto un’indagine sull’accaduto. La vicenda ha riacceso il dibattito legale ed etico sulla possibilità di ripetere un’esecuzione: diversi esperti citati sollevano dubbi sul rispetto dell’ottavo emendamento della Costituzione Usa, che vieta pene crudeli e inusitate, e sul principio che proibisce di punire due volte la stessa persona. Potrebbero esserci inoltre ostacoli se le lesioni avessero compromesso la capacità di intendere e di volere della detenuta.