Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha ufficializzato una stretta sulle consegne di compiti a casa effettuate via strumenti digitali, con l’obiettivo di riportare le assegnazioni all’orario scolastico e tutelare i tempi degli studenti e delle famiglie.
La nota ministeriale, già operativa per l’anno 2026/2027, stabilisce che le consegne debbano avvenire in classe entro il termine delle lezioni e chiede di evitare inserimenti sul registro elettronico nel tardo pomeriggio, in serata o durante il fine settimana che costringano alunni e famiglie a un controllo continuo degli aggiornamenti. Il testo rilancia l’uso del diario cartaceo e invita a una programmazione collegiale per evitare la concentrazione di prove nella stessa giornata, suggerendo anche ai dirigenti di favorire la “disconnessione degli studenti dai dispositivi digitali”.
Il ministro Giuseppe Valditara ha motivato la misura auspicando “una scuola che insegni ai ragazzi a studiare con metodo, responsabilità e serenità, rispettando al tempo stesso i loro tempi e quelli delle famiglie”.
I dati citati nella nota provengono dai monitoraggi periodici del portale Skuola.net e descrivono una pratica già radicata: solo il 24% degli studenti riceve compiti esclusivamente in presenza durante le ore di lezione. Per la maggioranza, invece, la tecnologia ha esteso il tempo scuola: il 62% degli alunni dichiara di ricevere spesso assegnazioni nel pomeriggio o nel weekend tramite registro, mail o chat. Per il 14% questa modalità è sistematica, con la maggior parte del carico comunicata regolarmente dopo il suono dell’ultima campanella.
Anche le vacanze non hanno offerto una pausa netta: nelle ultime ferie estive oltre la metà degli studenti (54%) ha ricevuto compiti in forma digitale dopo l’ultima campanella di giugno. Il 46% ha ricevuto tutto il lavoro prima della chiusura delle lezioni, mentre al 31% è stato aggiunto ulteriore carico rispetto a quanto già assegnato in classe. Il 23% degli studenti ha ricevuto la maggior parte dei compiti a vacanze già iniziate.
La nota ministeriale punta dunque a riorientare pratiche e strumenti per riportare limiti temporali alle assegnazioni e ridurre la reperibilità continua imposta dall’uso delle piattaforme digitali.