Ex capo dello Shin Bet annuncia querela contro Netanyahu mentre si accendono tensioni diplomatiche su 7 ottobre e dossier Iran

L’ex direttore dello Shin Bet ha annunciato una querela per diffamazione nei confronti del primo ministro Benjamin Netanyahu, in un clima politico e diplomatico che si è fatto ancora più teso per le controversie sui presunti avvertimenti ricevuti prima degli attacchi del 7 ottobre e per le trattative tra Stati Uniti e Iran.

Ronen Bar, l’ex capo dell’agenzia di sicurezza interna israeliana, aveva pubblicamente affermato di aver informato il premier di un possibile «disastro di proporzioni senza precedenti», ricostruzione che ha innescato lo scontro con Netanyahu. L’accusa di diffamazione arriva mentre il premier respinge diverse ricostruzioni giornalistiche che lo attribuirebbero a ricevere allerta da Paesi stranieri, incluso l’Egitto.

Il Wall Street Journal ha scritto che il capo dei servizi egiziani Abbas Kamel aveva avvertito Netanyahu più volte nei mesi precedenti il 7 ottobre; Netanyahu ha categoricamente negato la notizia e, in un post su X, ha sostenuto che dietro le indiscrezioni ci siano Stati e attori ostili con l’obiettivo di far cadere il governo di destra. L’ufficio del premier ha inoltre ribadito che l’Egitto aveva già smentito in passato di aver fornito tali avvisi e ha negato contatti diretti tra Netanyahu e Abbas Kamel nei giorni precedenti l’attacco.

A complicare ulteriormente la ricostruzione, media israeliani e internazionali hanno riferito di una visita segreta di Netanyahu negli Emirati Arabi Uniti per incontrare il presidente Mohammed bin Zayed e chiedere una smentita su presunte telefonate di allerta. L’ufficio del primo ministro ha annunciato una denuncia contro Channel 12 che, secondo lo Shin Bet, avrebbe messo a rischio la sicurezza del premier pubblicando dettagli sul volo di ritorno mentre l’aereo era ancora in volo. La nota ufficiale ha indicato che la pubblicazione è avvenuta alle 21:38, quando l’aereo era ancora distante, e che l’atterraggio in Israele è avvenuto intorno alle 22:27, circostanza che, secondo i servizi, avrebbe esposto la delegazione e l’operazione a rischi seri. Nella denuncia, lo Shin Bet ha elencato la composizione della delegazione, includendo il capo del Mossad, il responsabile del Consiglio di Sicurezza Nazionale, vertici militari e dirigenti dello Shin Bet.

Nonostante le tensioni mediatiche, i rapporti strategici tra Israele ed Emirati Arabi Uniti sono descritti come consolidati da fonti diplomatiche, che hanno citato la cooperazione sulla difesa e il ruolo del sistema Iron Dome; agli Stati Uniti e all’ONU alcuni Paesi del Golfo, tra cui Emirati e Bahrein, hanno mantenuto una posizione vicina a Tel Aviv durante recenti passaggi diplomatici.

Sul fronte regionale, proseguono le manovre diplomatiche tra Washington e Teheran. Il presidente Donald Trump ha dichiarato in diversi momenti di aver parlato con mediatori e ha poi smentito su Twitter e altre piattaforme di aver offerto concessioni economiche o lo sblocco di fondi congelati all’Iran: «Non è vero, non ho offerto nulla», ha scritto, bollando le ricostruzioni come infondate. Fonti di stampa avevano invece riferito di possibili aperture, anche temporanee, in cambio di progressi verificabili sul dossier nucleare e della riapertura agli ispettori dell’AIEA.

Il segretario di Stato Marco Rubio, in un’intervista a Fox News, ha definito la leadership iraniana «apocalittica» e ha affermato che l’Iran non può avere un’arma nucleare, perché — ha detto — la userebbe per ricattare e uccidere. Sempre Rubio ha delineato il quadro economico di Teheran come vicino al dissesto, attribuendo la condizione alla pressione delle sanzioni statunitensi.

I colloqui con mediatori proseguono, ma secondo Al-Arabiya le possibilità di un accordo tra Usa e Iran risultano «estremamente ridotte» a causa di profonde divergenze. Agenzie hanno inoltre riferito che l’Iran non intende trattare direttamente con i negoziatori americani: il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e la sua delegazione dovrebbero incontrare mediatori a New York, ma non i rappresentanti statunitensi, secondo l’agenzia Tasnim. A New York è previsto anche un incontro del ministro Araghchi con il segretario generale dell’Onu António Guterres, confermato dal portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric.

Aumentano infine le tensioni marittime nello Stretto di Hormuz: la televisione di Stato iraniana e le agenzie di stampa locali hanno riferito di forti boati sull’isola di Qeshm, attribuendoli a colpi di avvertimento sparati dalle forze navali iraniane verso navi commerciali ritenute in violazione delle acque. L’episodio è stato interpretato come un segnale delle crescenti tensioni nell’area strategica per il commercio petrolifero.

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