Roma, 22 ottobre 2026 — L’Italia attraversa un’autunno di protesta che ha portato allo schieramento di truppe a Milano e a scontri diffusi nelle principali città. La mobilitazione riunisce richieste concrete sul costo della vita e una componente di violenza e vandalismo, in parte promossa e amplificata sui social.
A Milano piazza del Duomo è stata teatro di saccheggi e scontri: gruppi di adolescenti, alcuni anche di prima o seconda generazione e spesso definiti maranza, sono arrivati in centro dopo chiamate su Instagram, TikTok e Telegram. Hanno razziato negozi — tra cui Decathlon, Nike e Levi’s — prendendo scarpe, jeans e felpe di marca, incendiano cassonetti, si affrontano con spranghe e hanno trasmesso in diretta alcuni episodi di violenza contro le forze dell’ordine.
I partecipanti più giovani possono avere appena 12 o 13 anni. In parallelo, i dati citati segnalano un aumento del 455% in dieci anni degli arresti di minorenni per porto illegale di armi (fonte: ANSA). Sullo sfondo, la situazione sociale è critica: più di cinque milioni di persone vivono in povertà assoluta, tra cui circa un milione di minori.
La protesta non è però omogenea. A Roma decine di scuole secondarie sono state occupate in solidarietà con le mobilitazioni francesi, mentre gli studenti universitari hanno piantato tende che si sono estese dagli viali della Sapienza fino alla piazza davanti al Parlamento, in una forma di “Occupy Rome” contro gli affitti troppo alti e le condizioni degli atenei. A Torino una manifestazione studentesca, partita con rivendicazioni simili, è degenerata sfociando in scontri e nel saccheggio della Feltrinelli.
Tra le sigle emerse sui social, Italiainpiazza ha raccolto attenzione: nato su Instagram e Telegram come Italiainpiazza17 (il riferimento al 17 ottobre), il network si prepara a trasformarsi in Italiainpiazza24 per la prossima giornata di mobilitazione del 24 ottobre. Il manifesto del gruppo dichiara carattere non partitico e invoca l’articolo 17 della Costituzione sul diritto di riunirsi pacificamente; il movimento denuncia il caro vita, la difficoltà di accesso alla sanità, salari poveri e scuole sottofinanziate.
Sull’onda delle occupazioni è nata anche la sigla Generazione Fuoriclasse, che vuole costruire una protesta permanente contro il crescente costo dell’istruzione e la mancanza di tutele. Angela Verreccia, coordinatrice della Rete degli Studenti Medi, ha spiegato che l’obiettivo è trasformare problemi quotidiani della didattica e dell’accesso agli studi in istanze politiche e collettive.
La galassia di partecipanti attira però anche provocatori e forze di varia estrazione: il panorama digitale è abitato, oltre che da attivisti, da no vax e da estremisti di destra. Tra questi è stato citato Andrea Ballarati, descritto come un noto agitatori razzista già sotto indagine, con collegamenti verso formazioni e movimenti suprematisti europei, che ha rilanciato iniziative su Telegram.
Non solo giovani: sul fronte dei trasporti si sono intensificate azioni di protesta degli autotrasportatori contro il costo di benzina e diesel, con ripercussioni sulle forniture e scaffali dei supermercati che restano vuoti in alcune aree. Un addetto ai negozi ha riferito che restano prodotti come il panettone, ma si segnalano penurie di carne e latte. Minaccia di aderire alle azioni anche il comparto agricolo e degli allevatori.
Storicamente, osservano analisti e attivisti citati nelle cronache, la protesta italiana richiama episodi degli ultimi decenni: dal “Hot Autumn” del 1969 alle ondate studentesche del 1977 e ai movimenti che ne sono derivati, come la cosiddetta “Panther” degli anni successivi. Le pagine più tristi della storia recente, con strategie di tensione e anni di piombo, restano un monito per chi guarda all’evoluzione dell’attuale mobilitazione.
Il quadro resta fluido: mentre crescono le occupazioni e le manifestazioni, l’intervento di forze armate in città come Milano segnala la preoccupazione delle istituzioni per il controllo dell’ordine pubblico e per evitare un’ulteriore escalation di violenza, vandalismo e infiltrazioni di provocatori.