Mario Adinolfi, giornalista ed ex parlamentare e leader del Popolo della Famiglia, è stato trasferito in carcere su disposizione del gip di Roma Giulia Arceri. L’annuncio è stato dato dallo stesso Adinolfi su Facebook, dove ha scritto “Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook” e ha pubblicato la foto dell’ordinanza.
L’aggravamento della misura cautelare è stato richiesto dal pubblico ministero e disposto dal gip a seguito di una serie di violazioni delle prescrizioni impostegli quando era agli arresti domiciliari, misura in vigore dallo scorso luglio. Il provvedimento originario proibiva all’indagato l’uso di dispositivi telefonici, informatici e telematici, salvo i contatti con il difensore.
Secondo l’ordinanza, Adinolfi avrebbe continuato a utilizzare i social e altre piattaforme in modo sistematico: il gip segnala la pubblicazione di 49 articoli sul blog ‘marioadinolfli.substack.com’ e di 23 post sul suo profilo Facebook. Per questo motivo è stata ritenuta sussistente la possibilità di reiterazione del reato e il rischio di inquinamento probatorio.
L’esecuzione del provvedimento è stata effettuata dai finanzieri del Comando provinciale della capitale. Adinolfi è indagato, tra l’altro, per truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. Le accuse riguardano un presunto ‘Betting Group’ denominato ‘Scommessa Collettiva’, promosso tramite i social network, nel quale a persone sarebbero state richieste somme di denaro senza la restituzione o la remunerazione prospettata.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Pablo De Luca, ha definito il provvedimento «una decisione che spaventa» e ha annunciato che verranno valutate istanze contro il nuovo provvedimento. De Luca ha inoltre sostenuto che, sebbene Adinolfi non dovesse pubblicare sui social, gli articoli erano commenti di attualità e non configurerebbero un pericolo di reiterazione dei reati o di inquinamento probatorio. L’avvocato ha aggiunto di avere dubbi sulla possibilità che il suo assistito possa rimanere in carcere per le sue condizioni di salute e incontrerà Adinolfi nelle prossime ore.