Il quotidiano indipendente russo Novaya Gazeta ha annunciato la propria chiusura, accusando le autorità di aver costretto la redazione a interrompere le attività dopo oltre trent’anni di lavoro.
Sulla pagina del giornale la redazione ha scritto in termini lapidari: “Ci hanno ucciso.” Ha inoltre comunicato che il 9 novembre spegnerà i server e lascerà la sede dove ha operato per tre decenni, definendo il giornale “non più esistente” a seguito delle pressioni ricevute.
I giornalisti dichiarano di essere stati espulsi dai locali e di essere stati privati dei mezzi di sostentamento. Secondo la redazione le autorità avrebbero bloccato il sistema per ricevere donazioni dai lettori, lasciando il giornale senza fondi.
Novaya Gazeta accusa il Servizio federale di sicurezza (Fsb) di aver coordinato l’azione e parla di agenti “infiltrati in tutte le organizzazioni”. Il giornale sostiene inoltre che il governo abbia reintrodotto la censura, confiscato la tipografia e ostacolato ogni possibilità di pubblicazione.
La testata ha ricordato i colleghi assassinati “per motivi politici” sotto l’attuale regime, sottolineando che gli omicidi non risalgono agli anni Novanta ma alle recenti vicende politiche. Ha anche denunciato un’aggressione subita da Dmitry Muratov che lo ha lasciato “quasi cieco”, affermando che gli autori dell’attacco erano noti ma non sono state mosse accuse penali.
I giornalisti di Novaya Gazeta segnalano inoltre di essere stati etichettati come “agenti stranieri” e descrivono quanto accaduto come parte di un processo più ampio che ha visto, secondo la redazione, la privatizzazione dello Stato e l’usurpazione del potere da parte di istituzioni come l’Fsb, il ministero della Giustizia e la procura, con conseguenze che la testata definisce una “dittatura militare” e una violazione della Costituzione.
Privata nel 2022 della licenza per pubblicare su carta e online, la testata aveva proseguito le attività attraverso un progetto digitale collegato all’estero. Ora i redattori denunciano di essere stati “gettati in strada” senza risorse.
Dmitry Muratov, fondatore ed ex direttore e premio Nobel per la Pace 2021, ha collegato la chiusura alla campagna militare russa in Ucraina, affermando che il giornale è stato “ucciso” perché contrario alla guerra e che la decisione si inscrive nello smantellamento della Costituzione.