Sciopero Usb: oltre 255.870 in piazza contro il carovita e il riarmo. Scontri a Roma, tangenziali bloccate

Roma, 30 ottobre 2026 — Oltre 255.870 persone sono scese in piazza oggi in più di 50 città italiane per lo sciopero generale indetto dall’Usb contro il carovita e il riarmo, secondo i dati delle autorità di pubblica sicurezza. Il sindacato ha invece stimato la partecipazione in circa un milione di persone, di cui 100.000 nella capitale.

La mobilitazione ha unito lavoratori, pensionati, studenti, movimenti per la casa e realtà pro Palestina. Le piazze di Palazzo Chigi e della Camera sono state chiuse per precauzione.

A Roma la giornata è stata segnata da momenti di tensione tra pomeriggio e sera. Al mattino i cortei degli studenti e quelli dell’Usb, con in testa due trattori, si erano svolti senza problemi. Nel pomeriggio un gruppo di circa 300 studenti, diretto verso Villa Celimontana, ha dato fuoco a cassonetti e lanciato oggetti contro le forze dell’ordine, che hanno risposto con una carica di alleggerimento. In seguito un corteo improvvisato ha tentato di raggiungere Palazzo Chigi e Montecitorio; a Ponte Sisto gli studenti sono stati respinti con cariche di alleggerimento e idranti. I disordini sono proseguiti in zona Testaccio. Otto manifestanti sono stati fermati.

A Bologna decine di migliaia di persone sono sfilate da piazza Maggiore con fumogeni e cartelli contro il governo. Alcuni manifestanti hanno sfondato un cordone della polizia e bloccato per tre ore la tangenziale; altri sono riusciti a irrompere brevemente sull’autostrada A14.

Anche Milano ha visto le tangenziali occupate per tre ore, mentre a Torino la manifestazione, cui hanno partecipato circa 30.000 persone, ha registrato disordini: davanti al Comune è stato scaricato letame, ci sono stati almeno due feriti e due fermati, e la polizia ha caricato e usato idranti contro attivisti di Askatasuna che lanciavano uova e cercavano di sfondare i cordoni. In serata a via Roma si sono verificati nuovi lanci di bottiglie e l’uso di lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine.

A Napoli la manifestazione, oltre 20.000 persone, si è svolta senza incidenti e si è conclusa al Porto con canti e cori in piazza Plebiscito; molti piccoli commercianti hanno abbassato le saracinesche in segno di solidarietà.

Presenze e tensioni anche in altre città: a Livorno ha partecipato la relatrice Onu sui Territori palestinesi, Francesca Albanese; cortei si sono svolti a Firenze e Padova. In Veneto, a Mestre, un tentativo di sfondamento del cordone sotto un cavalcavia è stato fermato con manganelli e scudi e il corteo si è arrestato: sette agenti hanno riportato contusioni e tagli. La questura aveva prescritto limitazioni al percorso. A Treviso sono state lanciate uova colorate contro la sede di Confindustria, azione rivendicata dai manifestanti.

A Venezia oltre 3.000 persone si sono radunate in Campo San Bortolo; sulla statua di Goldoni è stato esposto uno striscione con la scritta “Venezia antifascista”. Gli organizzatori hanno denunciato l’annunciata presenza di un raduno neofascista sull’isola di San Servolo, concessa a loro dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro Venturini. Il corteo è poi proseguito pacificamente verso il Ponte di Rialto.

La mobilitazione ha riguardato anche i porti: i manifestanti a Genova hanno proclamato lo stop di 118 porti in 18 Paesi e 5 continenti contro il traffico di armi. L’iniziativa internazionale, lanciata da varie sigle sindacali, ha coinvolto più di 100 scali in oltre 20 Paesi.

Il ministro dell’interno, Matteo Piantedosi, ha ringraziato le forze dell’ordine per la “competenza e la professionalità” con cui sono state gestite le manifestazioni, sottolineando che i dispositivi impiegati si sono distinti per equilibrio ed efficacia e esprimendo vicinanza agli operatori rimasti feriti.

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