Ranucci torna in pubblico: a Lavarone difende Report e respinge «attacchi vergognosi»

A pochi giorni dall’arresto di Valter Lavitola, indicato dalla Procura come mandante dell’attentato contro di lui, Sigfrido Ranucci è tornato in pubblico per la prima volta. Il conduttore di Report si è presentato a Lavarone, in Trentino, per la presentazione del libro Il ritorno della Casta davanti a una platea di circa mille persone.

Sulla vicenda giudiziaria ha scelto di non aggiungere commenti: «Dell’inchiesta non parlo per rispetto dei giudici», ha detto rivolgendosi al pubblico.

Nel corso dell’incontro Ranucci ha risposto alle polemiche che nelle ultime settimane hanno investito lui e la trasmissione. Ha definito «sono al centro di un attacco vergognoso» il clamore mediatico e i tentativi, a suo avviso, di trasformare la vicenda giudiziaria in un’arma contro Report.

A proposito di un articolo de Il Tempo sui presunti stipendi della squadra di Report, il conduttore ha sottolineato che i numeri diffusi non sono stipendi ma spese, comprensive di trasferte all’estero, montaggio, grafica e altre voci di produzione. Ranucci ha difeso l’efficienza del programma, ricordando che una puntata costa circa 159mila euro e che gli introiti generati dagli ascolti superano i costi. Sul tema ha aggiunto un paragone: «È come se il Papa si lamentasse del Giubileo».

Sulla conduzione e sul futuro del programma, ha osservato che «l’azienda può fare quello che vuole, è l’azienda», lasciando alla Rai ogni decisione.

Alla domanda di un inviato del Corriere della Sera sulla proposta della presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, di ridurre la sua scorta, Ranucci ha risposto che «non spetta a lei decidere», ribadendo che la gestione della protezione non è competenza della Commissione. Ha poi sottolineato come gli applausi e la sala piena siano per lui una fonte di forza in questo momento.

Sulla possibilità di abbandonare Report, Ranucci è stato netto: «Solo chi non mi conosce può pensare che io possa mollare».

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