A San Isidro, durante il processo per la morte di Diego Armando Maradona, è emersa l’accusa che alcuni segnali clinici non siano stati valutati durante la degenza domiciliare che ha preceduto il decesso del campione nel 2020.
Il medico legale Carlos Cassinelli, ascoltato come testimone, ha riferito di aver riscontrato nella documentazione e nelle testimonianze indicatori critici: edema agli arti inferiori, gonfiore alle dita, difficoltà respiratorie, segni di ipertensione e una frequenza cardiaca insolitamente elevata.
Secondo Cassinelli, quei segnali non furono indagati: “Nessuno è andato a vedere da cosa derivasse quel gonfiore”, ha detto in aula, definendo la situazione come un rischio che poteva rivelarsi letale. Ha inoltre criticato la scelta della degenza domiciliare, affermando che lo stato di Maradona peggiorò dopo la dimissione dall’ospedale e che si sarebbe potuto lanciare un allarme.
Il medico legale ha anche sostenuto che l’ex fuoriclasse avrebbe sofferto, prima della morte, “circa dodici ore di agonia”.
Sette professionisti sanitari sono imputati dal metà aprile con l’accusa di negligenza che potrebbe aver contribuito al decesso, avvenuto per insufficienza cardiaca ed edema polmonare acuto circa due settimane dopo un intervento chirurgico nel 2020.
Gli imputati respingono ogni addebito, sostenendo che Maradona — che per anni aveva combattuto dipendenze da cocaina e alcol — sia morto per cause naturali. Il processo potrebbe protrarsi oltre il mese di agosto.