Influenza 2026-2027, Pregliasco prevede 12-14 milioni di casi: campagna vaccinale in flessione

Con l’avvicinarsi dell’autunno, l’allerta sui virus respiratori torna alta: per la stagione 2026-2027 si prevedono tra i 12 e i 14 milioni di casi complessivi, includendo influenza, RSV, Sars-CoV-2 e rhinovirus. A dirlo è Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario aziendale dell’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano, citando il quadro emerso dall’emisfero australe e i dati presentati dall’Osservatorio Salute IQVIA.

La stagione precedente aveva superato i 15 milioni di casi; i segnali provenienti dall’emisfero australe, dove al momento prevale il ceppo A/H3N2, inducono a non abbassare la guardia. Pregliasco avverte che la circolazione precoce di più virus può determinare una “pre-stagione” con un aumento degli accessi agli ambulatori di medici di famiglia e pediatri, mentre l’influenza stagionale tende a concentrarsi nel cuore dell’inverno.

Dall’indagine IQVIA emerge che circa la metà degli italiani (48%) dichiara di aver avuto l’influenza o sintomi influenzali negli ultimi 12 mesi. Tra chi ha riportato sintomi, le manifestazioni più frequenti sono state: raffreddore (83%), tosse (72%), dolori e malessere (62%), mal di testa (56%), febbre superiore a 38°C (46%) e disturbi gastrointestinali (27%). La durata media dei sintomi è stata di sei giorni.

Il quadro sintomatologico varia con l’età: i più giovani (under 35) hanno segnalato una sintomatologia più articolata, con maggiore incidenza di mal di testa, febbre e disturbi gastrointestinali rispetto agli over 60. Negli anziani la febbre alta è risultata meno comune, spiega Pregliasco, che richiama l’attenzione su altri segnali di peggioramento come confusione mentale, aumento della frequenza cardiaca o respiratoria e deterioramento generale delle condizioni.

Sulla gestione dei disturbi influenzali, circa la metà degli intervistati (51%) afferma di affrontare la malattia in autonomia, ricorrendo all’automedicazione responsabile e al consiglio del farmacista; il restante 49% si rivolge a un medico. Il medico di medicina generale resta il principale punto di riferimento (35%). Il 9% si è rivolto al Pronto Soccorso o alla guardia medica e il 5% a uno specialista. I farmaci da banco si confermano un presidio centrale, con un ricorso maggiore tra le donne.

La copertura vaccinale mostra segnali di contrazione: poco più del 20% degli italiani dichiara di essersi vaccinato contro l’influenza nell’ultimo anno, dato che risulta dimezzato rispetto al 2021. L’adesione è più alta tra gli over 60 (38%), che si affidano soprattutto al medico di famiglia, mentre la farmacia è il principale punto di accesso per i più giovani.

Guardando alla prossima stagione, un italiano su tre intende vaccinarsi (tra gli over 60 la quota sale a 1 su 2), una percentuale in calo rispetto al 2022. Attualmente il 12% degli italiani si vaccina in farmacia: la farmacia è scelta dal 17% degli under 35 e solo dal 4% degli over 60; tendenzialmente gli uomini la utilizzano più delle donne (14% contro 9%).

Pregliasco ricorda che il valore del vaccino è soprattutto nella riduzione delle forme gravi, delle complicanze e delle ospedalizzazioni, soprattutto nelle persone vulnerabili. Per la prossima stagione il vaccino antinfluenzale può essere co-somministrato con quello contro il Covid-19 e, per anziani e soggetti a rischio, l’appuntamento vaccinale può diventare occasione per valutare anche protezioni contro pneumococco e strategie contro l’RSV.

Nel presentare i dati dell’Osservatorio Salute IQVIA all’evento stampa “Gli italiani e la gestione dell’influenza: prevenzione, cura e ruolo dei farmaci di automedicazione”, è stato sottolineato il ruolo sempre più centrale del farmacista come primo punto di riferimento per disturbi lievi, consigli sui farmaci da banco, verifica di dosaggi e possibili interazioni — aspetti particolarmente rilevanti per gli anziani e per chi assume più terapie — e per l’orientamento su quando è opportuno rivolgersi al medico.

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