Un esperimento su oltre 5.000 consumatori nel Regno Unito mostra che rendere visibile l’impronta di CO2 degli alimenti e agire sul prezzo può modificare le scelte di spesa. Lo studio, coordinato dall’Università di Trento insieme all’Università di Exeter e pubblicato sul Journal of Environmental Economics and Management, ha confrontato gli effetti di etichette ambientali, di una carbon tax e della loro combinazione.
Nel 2020 i partecipanti hanno fatto la spesa in un supermercato online simulato che copriva circa il 90% dei consumi alimentari tipici delle famiglie britanniche, con categorie che andavano dalla carne al pesce, frutta, verdura e uova. I ricercatori hanno presentato quattro scenari: assenza di informazioni aggiuntive, etichetta ambientale colorata, aumento dei prezzi via tassa proporzionale alle emissioni, e infine etichetta più tassa.
Solo mostrando l’impatto climatico con carbon label colorate, l’impronta media del carrello è scesa del 5,6%. L’uso dei colori, spiegano gli autori, rendeva l’informazione immediatamente comprensibile senza richiedere al consumatore di interpretare valori numerici. Le famiglie che partivano da un’impronta alimentare più elevata hanno mostrato il cambiamento maggiore.
Con una carbon tax simulata pari a 60 sterline per tonnellata di CO2 equivalente, la riduzione dell’impronta del carrello saliva a circa il 9,8%. Tuttavia lo studio stima anche un costo medio per consumatore di circa 79 sterline all’anno. I ricercatori sottolineano il rischio di un effetto regressivo della tassa, poiché le famiglie a reddito più basso destinano una quota maggiore del proprio budget alla spesa alimentare; per questo hanno analizzato uno schema in cui il gettito viene redistribuito tramite trasferimenti uguali pro capite, che secondo le simulazioni potrebbe compensare l’impatto distributivo.
Quando etichetta e tassa sono state combinate, è emerso un risultato interessante: per ottenere una riduzione delle emissioni simile a quella della tassa da 60 sterline sarebbe sufficiente un’imposta di 27,86 sterline per tonnellata di CO2 equivalente, grazie all’effetto informativo dell’etichetta. In questo scenario il costo a carico dei consumatori risulta sensibilmente inferiore rispetto all’applicazione esclusiva della tassa. Tenendo conto degli effetti economici e ambientali nel modello, la combinazione tra carbon label e tassazione produce un beneficio sociale netto stimato in circa 13 sterline pro capite all’anno; gli autori precisano che si tratta di una stima economica e non di un guadagno monetario effettivo per ciascun consumatore.
Gli alimenti più interessati dalle misure sono quelli con impronta climatica più elevata: nelle simulazioni più incisive i consumi di carne bovina e di agnello possono diminuire fino al 35%, mentre i formaggi mostrano riduzioni attorno al 12%. La tassazione ipotizzata varia a seconda dell’impronta dei singoli prodotti, quindi i rincari sarebbero maggiori per i cibi più emissivi.
Gli autori avvertono che i risultati derivano dal contesto sperimentale e non implicano automaticamente che etichette ambientali e carbon tax produrrebbero gli stessi effetti se introdotte oggi in un paese. Lo studio valuta gli effetti potenziali di queste misure e mette a confronto costi e risultati, senza prefigurare l’adozione di una nuova tassa europea o britannica sugli alimenti.