Trump e Putin dialogano un’ora sul piano di pace. Intanto proseguono attacchi e contromisure su più fronti

Un colloquio telefonico di circa un’ora tra il presidente statunitense Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin si è concentrato sulle possibilità di sbloccare i negoziati di pace sulla guerra in Ucraina, ha riferito il Cremlino, definendo la conversazione costruttiva e professionale. Mentre Mosca ha fornito al suo interlocutore un’analisi del quadro operativo, sul terreno continuano bombardamenti, attacchi con droni e una serrata attività diplomatica internazionale.

La tensione bellica si è tradotta in nuove perdite umane e danni in diverse aree. In Ucraina, attacchi russi hanno colpito edifici residenziali a Kiev e a Sloviansk: nel distretto di Dnipro un drone ha centrato un palazzo di 9 piani provocando un incendio con un morto e un ferito; nel quartiere Darnytskyi un altro attacco contro un edificio di 24 piani ha causato sei feriti, tra cui una donna incinta, ha reso noto il sindaco Vitaliy Klitschko. A Mykolaiv i servizi di emergenza hanno segnalato un morto e cinque feriti per i raid che hanno danneggiato strutture civili e causato incendi. Nella regione di Sumy due persone ricoverate dopo un attacco a un treno sono poi decedute, ha comunicato il governatore regionale.

Gli attacchi e le contromisure hanno coinvolto anche territori russi. Autorità regionali hanno riferito di vittime a Novorossiysk e di danni al porto: fonti del settore hanno segnalato l’incendio di un serbatoio del terminal petrolifero da circa 37.000 metri cubi dopo un prolungato attacco notturno con droni; il governatore Veniamin Kondratyev ha parlato di quattro morti e 29 feriti, anche se i numeri delle vittime sono variati nelle ricostruzioni. L’intelligence militare ucraina (HUR) ha inoltre comunicato che nell’attacco notturno sarebbe stata colpita la fregata lanciamissili Ammiraglio Essen, con incendi sulla sovrastruttura. La Russia ha attribuito parte degli attacchi a gruppi come Fire Point e ha detto di avere intercettato un drone ucraino a distanza estremamente lunga, stimando una traiettoria di circa 3.000 km fino agli Urali dove sono state segnalate cadute di detriti e un incendio in un impianto di carburante ed energia nello Yamalo-Nenets.

Al confine tra Ucraina e Moldavia, fonti ufficiali hanno riferito che droni russi hanno colpito un valico nella regione di Odessa provocando la morte di due persone; la Moldova ha condannato gli attacchi per il rischio diretto alla propria sicurezza e ha segnalato il ritrovamento nei suoi territori di frammenti di un drone simile al modello Geran.

La notte tra l’8 e il 9 settembre le forze russe hanno annunciato di aver intercettato centinaia di droni ucraini, parte della serie di lanci che Kiev ha denunciato nell’ambito delle sue operazioni a lungo raggio. L’aeronautica ucraina ha affermato di avere subito quasi 200 droni nella notte e di averne neutralizzati la maggior parte, con impatti registrati in 23 siti tra Ucraina e dintorni.

Sul fronte diplomatico, le iniziative per riaprire i colloqui sono state molteplici. Il segretario di Stato statunitense Marco Rubio ha parlato della possibilità di una tabella di marcia per riavviare le trattative nelle prossime settimane e ha definito “sostanziali” i colloqui degli inviati presidenziali Steve Witkoff e Jared Kushner a Mosca e Kiev. Il Cremlino ha detto di sperare nella ripresa dei negoziati trilaterali tra Russia, Stati Uniti e Ucraina, mentre Yuri Ushakov ha indicato Abu Dhabi tra le sedi più idonee per eventuali incontri. Il segretario generale ONU Antonio Guterres ha accolto con favore i recenti sforzi diplomatici e si è detto pronto a sostenere iniziative concrete per un cessate il fuoco “immediato, totale e incondizionato” e una pace duratura conformemente al diritto internazionale.

Non sono mancate posizioni critiche e diffidenze: il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha osservato di vedere “pochi segnali” che Putin voglia negoziare seriamente, mentre il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha ribadito la linea russa su una soluzione che preveda per l’Ucraina una sorta di “zona cuscinetto” e ha giudicato alcune richieste occidentali tese a “guadagnare tempo”. Dal Cremlino Peskov ha confermato contatti con interlocutori americani e ha detto che proseguono i colloqui sugli scambi di prigionieri; ha inoltre minimizzato preoccupazioni su problemi di bilancio russo e ha espresso valutazioni critiche sulle scorte energetiche europee.

A Bruxelles, la Corte dei conti europea ha avvertito che il piano dell’Unione per affrancarsi dalle forniture energetiche russe sta vacillando: i depositi di gas risultano riempiti al 67% rispetto all’80% dell’anno precedente e la Corte ha segnalato che finora sono stati stanziati 54,3 miliardi di euro sui 300 miliardi stimati necessari per la transizione. Sul piano finanziario-politico, oltre 120 eurodeputati hanno chiesto di discutere l’uso degli oltre 200 miliardi di euro in asset russi immobilizzati in Europa per sostenere l’Ucraina.

Altri sviluppi riportati: la Moldova ha denunciato attacchi vicino al confine; la Finlandia ha spiegato che quattro droni ucraini rinvenuti in primavera erano stati deviati da interferenze del sistema di navigazione satellitare e dal vento; la Corte generale Ue ha respinto il ricorso dell’Ungheria relativo ai fondi da asset russi; la Russia ha confermato l’arresto in contumacia di Kyrylo Budanov; il partito pacifista russo Yabloko ha denunciato minacce di morte ai suoi candidati in vista delle elezioni legislative.

Sul fronte della difesa, l’Ucraina ha annunciato passi sul programma antibalistico Freyja, con la partecipazione di Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Regno Unito e Ucraina, e la presenza dei vertici di grandi aziende del settore come Leonardo, Saab, Thales e Safran; il ministro della Difesa ucraino ha inoltre detto che Kiev sta firmando contratti per circa 1.000 missili Patriot ricorrendo a un prestito dell’UE, con consegne che saranno in gran parte negli anni successivi.

Le tensioni diplomatiche e militari restano acute: il dialogo tra grandi potenze prosegue tra aperture e diffidenze, mentre bombardamenti, attacchi con droni e incursioni a lungo raggio continuano a provocare vittime, danni infrastrutturali e timori per la sicurezza regionale.

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