09/09/2026 — Per la prima volta uno dei medici iscritti nel registro degli indagati si è espresso sul caso delle due donne morte dopo l’assunzione di ricina. Pietro Vuotto, indagato per omicidio colposo all’apertura dell’inchiesta, ha avanzato l’ipotesi che Sara Di Vita possa essere stata avvelenata in due momenti distinti.
La spiegazione fornita da Vuotto servirebbe, secondo il medico, a giustificare l’anomalo andamento dei sintomi e la difficoltà iniziale a interpretare la gravità della situazione. I legali del medico hanno inoltre sottolineato l’impossibilità, per il personale sanitario, di individuare la tossina senza marker specifici nei test standard.
I primi esiti della perizia autoptica confermano che la quantità di ricina assunta per via orale era ad altissima concentrazione e particolarmente letale. Per questo, la relazione preliminare indica che una diversa condotta medica non avrebbe comunque potuto salvare Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.
Sul fronte giudiziario, la Procura di Larino prosegue le indagini privilegiando la pista del duplice omicidio premeditato. Gli investigatori stanno esaminando i dispositivi elettronici sequestrati per ricostruire i dissapori interni alla famiglia, elemento al centro dell’attenzione degli inquirenti.