Alluvione tra Nepal e Tibet: bilancio aggiornato e ricerche in corso, tre italiani dispersi

Le devastanti alluvioni che hanno colpito il Nepal vicino al confine con il Tibet hanno fatto salire il bilancio delle vittime: secondo la polizia nepalese, sono almeno 675 i morti e oltre 2.300 i feriti. Le autorità locali indicano inoltre circa 2.426 persone disperse.

Il ministero della Cultura del Nepal ha segnalato la presenza tra i dispersi di tre cittadini italiani: Marco Ratto, gioielliere di Rapallo, e la coppia italo‑svizzera Patrizia Marziale e Luca Barachini. Le ricerche proseguono tra detriti e aree isolate.

Fonti statali cinesi avevano precedentemente confermato sette morti in Tibet per lo stesso evento, dato che alcuni media hanno sommato al bilancio complessivo portandolo a 682. Le due versioni dei conteggi sono state diffuse da autorità diverse e dai media.

Secondo l’USGS, la catastrofe non sarebbe stata causata da un sisma ma dal collasso di un ghiacciaio: la massa ghiacciata ha generato un’ondata di piena nel fiume Bhote Koshi che ha travolto diversi insediamenti a valle.

Il governo nepalese ha annunciato l’apertura all’ingresso di squadre internazionali per le operazioni di soccorso. Il ministro degli Esteri Shisir Khanal ha precisato che il personale estero affiancherà i soccorritori locali anche nelle attività di identificazione delle salme. Il ministro delle Finanze Swarnim Wagle ha stimato una necessità iniziale di 4‑5 miliardi di dollari per la ricostruzione, in attesa di una valutazione più approfondita dei danni.

Tra le operazioni di emergenza in corso, i soccorritori stanno cercando di liberare oltre cento operai rimasti intrappolati in un tunnel del cantiere della diga idroelettrica di Trishuli, nel distretto di Rasuwa. Sul posto sono attivi due elicotteri. L’esercito ha fatto sapere che 350 operai e residenti locali sono già stati evacuati «in condizioni molto rischose», rese difficili dal maltempo e dalle inondazioni, ha detto il portavoce Raja Ram Basnet.

Tra i cittadini italiani coinvolti nella crisi, due escursionisti bresciani rimasti bloccati in Nepal sono invece rientrati in Italia: Massimo Lombardi e Giovanni Fassini sono atterrati all’aeroporto di Orio al Serio. Arrivati in patria, hanno detto «Siamo sani e salvi» e hanno espresso preoccupazione per le persone ancora isolate o sotto il fango.

I sopravvissuti raccontano scene drammatiche. Valentina Piccinini, raggiunta da Repubblica, ha descritto l’avanzata dell’ondata parlando di una «enorme nube marrone» che si è abbattuta sul campo, un’immagine che molti testimoni hanno ripetuto nelle ore successive.

Le operazioni di soccorso proseguono in condizioni difficili, con team locali e ora anche squadre internazionali impegnate nelle ricerche, nelle evacuazioni e nella conta delle vittime.

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