Witkoff e Kushner a Mosca e Kiev: tre round di colloqui, tregua limitata alle capitali e nuovo incontro in calendario

06 settembre 2026 — Dopo il vertice di tre ore al Cremlino, gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner si sono recati a Kiev dove hanno sostenuto tre cicli di colloqui con il presidente Volodymyr Zelensky e, successivamente, con i consiglieri per la sicurezza nazionale di Regno Unito, Francia e Germania.

L’incontro con Vladimir Putin a Mosca è stato definito dalle autorità russe «molto franco» e, secondo il Cremlino, ha confermato l’esistenza di un canale di fiducia tra i partecipanti. Contestualmente è stata disposta una sospensione degli attacchi nei cieli delle due capitali valida per tre giorni, misura che Mosca ha detto di rispettare ma che il Cremlino ha limitato esclusivamente a Kiev e a Mosca.

A Kiev i colloqui sono proseguiti in tre round “sostanziali”, ha riferito Zelensky, che ha parlato con gli inviati anche delle esigenze dell’Ucraina per l’inverno: difesa aerea, supporto al settore energetico, forniture di GNL statunitense e la questione dei sistemi Patriot. Il presidente ha aggiunto che la questione territoriale resta una questione che va risolta “a livello di presidenti”. Al termine delle riunioni è stato raggiunto l’accordo di ripetere l’incontro in questo formato in un prossimo futuro.

Kushner ha dichiarato che il presidente americano gli ha affidato il compito di “preparare un pacchetto per la pace” e ha auspicato un ritorno ai colloqui in un formato trilaterale. Witkoff ha detto che per porre fine alla guerra saranno necessari compromessi tra le parti. I due inviati hanno inoltre riferito di dialogare quasi quotidianamente con rappresentanti dell’Ufficio del Presidente ucraino, tra cui Rustem Umerov, Kyrylo Budanov, Davyd Arakhamia e Sergiy Kyslytsya.

Secondo media statunitensi citati in Ucraina, Donald Trump ascolterà prima Putin e poi Zelensky dopo il nuovo round di trattative, consultandosi con i suoi inviati.

Sul piano militare e umanitario, la tregua sui cieli delle capitali non ha fermato i combattimenti altrove: il ministero della Difesa russo ha comunicato di aver colpito, nelle ultime 24 ore, 144 aree ucraine tra infrastrutture e presunti siti militari. L’Aeronautica ucraina ha reso noto di aver intercettato nella notte 82 droni su 108 lanciati e 6 missili. Le autorità regionali hanno segnalato un’intensa attività offensiva in varie aree: nella regione di Zaporizhzhia si contano 886 attacchi su 54 insediamenti con almeno un morto e 25 feriti; a Kamianske un attacco ha provocato cinque morti e cinque feriti; a Chuhuiv tre vittime, tra cui un bambino di 11 anni; inoltre è stato riferito di sei feriti in un altro attacco su Zaporizhzhia.

Le organizzazioni umanitarie sottolineano l’impatto sulla popolazione: Emergency, intervenuta al proprio festival a Reggio Emilia, ha descritto la popolazione ucraina come esausta e isolata dopo quattro anni di conflitto. L’Ong indica che circa 13 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria, 9,2 milioni sono prive di adeguato supporto sanitario e 9,6 milioni sono a rischio o già affette da disturbi mentali legati al trauma.

Sull’episodio del drone all’aeroporto di Lipsia la reazione del ministero degli Esteri russo è stata dura: il titolare Serghei Lavrov ha definito le accuse tedesche “l’inizio di una vera guerra”. Dal Cremlino, il portavoce Dmitry Peskov ha interpretato l’incontro come indice di un clima di fiducia almeno all’interno di questo canale, pur invitando a non affrettare i tempi.

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