La Valletta — Il quindicenne italiano originario di Bari rimarrà in custodia cautelare a Malta. Lo ha stabilito il giudice al termine dell’udienza sulla richiesta di rilascio su cauzione, confermando la decisione già presa il 17 luglio dal tribunale maltese.
Il ragazzo era stato arrestato il 25 maggio in seguito a un procurato allarme nel suo istituto scolastico. Le autorità maltesi, che conducono l’inchiesta in collaborazione con Europol, sostengono che non si tratti di uno scherzo isolato. Il ministro dell’Interno Glenn Bedingfield parla di “una vasta gamma di reati gravi”, tra cui associazione a delinquere, coinvolgimento in un’organizzazione criminale, reati connessi a materiale pedopornografico, diffusione di false informazioni, minacce aggravate e intimidazione. Il ministro ha aggiunto che saranno i tribunali a pronunciarsi sulla base delle prove.
I genitori, Antonio Santoiemma e Daniela Lorusso, residenti a Malta da cinque anni, non negano che il figlio abbia procurato l’allarme ma sostengono che dietro l’episodio possa esserci una rete criminale internazionale che adescava e ricattava il ragazzo online. Secondo il padre, il ragazzo potrebbe essere stato manipolato e costretto a compiere il gesto.
La famiglia contesta inoltre le condizioni di detenzione. I genitori riferiscono che il ragazzo avrebbe trascorso inizialmente quattro giorni in una cella del carcere per adulti e, una volta trasferito al penitenziario minorile, sarebbe rimasto per 35 giorni in cella per 22 ore al giorno. Descrivono la stanza come composta solo da un letto, un water e un lavandino che non funzionerebbe, monitorata dalle telecamere. Per il forte stress, affermano, il minore si sarebbe procurato lesioni mordendosi le braccia. I genitori hanno però ribadito che, qualora vi sia stato un reato, il ragazzo deve assumersi le responsabilità.
Le autorità maltesi respingono le accuse sulla condotta carceraria. Fonti del dipartimento carcerario e la Correctional Services Agency (CSA) spiegano che il minore viene tenuto separato dagli altri detenuti per ragioni di sicurezza “anche nei confronti degli altri detenuti” e che la gestione delle strutture avviene nel rispetto delle normative e dei diritti umani. Bedingfield ha precisato che il trattamento mira a garantire una custodia sicura e legale, mantenendo misure di sicurezza e supervisione necessarie.
Sullo specifico percorso riabilitativo, il ministro ha detto che l’équipe del centro CoRRS ha adattato la routine quotidiana del ragazzo per favorire coinvolgimento e benessere. Al momento il giovane trascorrerebbe le mattinate in una stanza comune e fruirebbe di due ore al giorno in una sala giochi attrezzata per fitness e svago. La CSA ha inoltre garantito la continuità dell’istruzione, predisponendo le condizioni per sostenere gli esami presso il centro, e ha avviato sessioni settimanali di gruppo con altri giovani per monitorare le interazioni e favorire il reinserimento sociale. La comunicazione con la famiglia, viene specificato, resta una priorità e il caso è seguito da un team multidisciplinare.
Sulla vicenda è intervenuta anche la Farnesina: l’ambasciatrice italiana a Malta, Valentina Setta, ha effettuato una visita consolare dopo una precedente visita di un funzionario il 26 giugno. Il ministero degli Esteri riferisce che il ragazzo “si trova in buone condizioni di salute”, è separato dagli altri detenuti ma “non in regime di isolamento”. Su istruzione del ministro Antonio Tajani, l’ambasciatrice ha sollevato il caso con le autorità maltesi, incontrando il direttore dell’istituto penitenziario, assistendo alle udienze come osservatrice e chiedendo garanzie sul rispetto dei diritti umani. Ambasciata e Farnesina dichiarano di essere in costante contatto con i genitori e di fornire assistenza consolare.