Quattro operai dello stabilimento Eurallumina di Portovesme hanno occupato la sommità del forno di calcinazione statico numero 1, salendo a oltre 60 metri d’altezza in segno di protesta. L’azione è stata annunciata il 22 ottobre 2026 alla vigilia del vertice convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy.
La decisione di asserragliarsi è maturata durante il sit-in e l’assemblea organizzati la mattina stessa davanti ai cancelli, promossi dalle segreterie territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil. I lavoratori rivolgono la protesta al Governo, chiedendo lo sblocco della vertenza.
L’impianto, di proprietà della multinazionale russa Rusal, produce ossido di alluminio ma è fermo da tempo nonostante l’esistenza di un piano di rilancio. Secondo i lavoratori, il progetto fatica a decollare anche per la situazione internazionale che coinvolge società russe operative in Europa.
Tra le richieste immediate c’è l’erogazione di fondi per garantire l’attività fino alla fine dell’anno e per tutto il tempo necessario a trovare una soluzione strutturale. I lavoratori denunciano che i 9,6 milioni di euro annunciati nel dicembre 2025 sono stati versati solo in parte e che i precedenti incontri istituzionali non hanno portato a nuovi stanziamenti né allo sblocco degli asset.
È stato inoltre segnalato il rischio che un’interruzione delle attività comprometta il trattamento delle acque, la barriera idraulica, la gestione del bacino dei fanghi rossi e la custodia di decine di migliaia di metri cubi di liquido caustico presenti nello stabilimento. La messa in sicurezza e la bonifica sono state valutate intorno ai 300 milioni di euro, a fronte di risorse molto inferiori necessarie per la gestione ordinaria.
Dopo il tavolo di domani, la delegazione dei lavoratori valuterà gli esiti e deciderà le successive iniziative di protesta.
La Regione Sardegna ha espresso piena solidarietà e impegno per la risoluzione della vertenza. L’assessore regionale dell’Industria, Emanuele Cani, è in contatto con operai e sindacati fin dalle prime ore della giornata e parteciperà al tavolo tecnico del MIMIT. La giunta regionale, guidata dalla presidente Todde, ha sollecitato da mesi il Governo per l’erogazione delle risorse necessarie a superare il blocco finanziario della proprietà russa e, lo scorso 2 ottobre, aveva chiesto un intervento immediato per garantire la continuità gestionale del sito, con particolare attenzione ai presidi ambientali, alla sicurezza degli impianti e alla tutela dei lavoratori.
La presidente Todde, ricordano dalla Regione, aveva già parlato a novembre 2025 con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per ipotesi di finanziamento ponte finalizzate alla ripresa della produzione. L’assessore Cani ha sottolineato l’attesa che il Ministero dell’Economia formalizzi la disponibilità delle risorse perché si possa poi discutere con il MIMIT della ripartenza dello stabilimento.