Petrolio sotto pressione: Hormuz torna all’80% ma Yemen e Iran mantengono la tensione

05/10/2026 — Sergio Paini, da Istanbul

Il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz è tornato a circolare per l’80%, ma gli attacchi degli Houthi contro impianti e oleodotti sauditi mantengono il mercato petrolifero in forte tensione.

Nel sud dello Yemen le violenze sono riprese: gli Houthi hanno rivendicato un nuovo attacco contro impianti del colosso saudita Aramco a Riad e nella zona di Khurais. Le forze governative, appoggiate dai sauditi, hanno lanciato una controffensiva. Nelle ultime 24 ore i combattimenti nella provincia di Taiz e nelle aree limitrofe hanno causato oltre 70 morti, quasi equamente distribuiti tra i due fronti.

Il governo yemenita sostenuto da Riad ha annunciato l’avvio di una vasta operazione militare con l’obiettivo di riconquistare territori posti sotto controllo Houthi e allontanarli dalle aree costiere del Mar Rosso che interessano lo Stretto di Bab el‑Mandeb. I sauditi guideranno le operazioni aeree, mentre le forze yemenite agiranno sul terreno. Per la seconda volta nelle ultime settimane gli Stati Uniti hanno però respinto le richieste di Riad di partecipare all’operazione e di effettuare attacchi aerei.

Sul fronte diplomatico, Usa e Iran alternano aperture e minacce con un dialogo condotto dietro le quinte e mediato dal Qatar. Teheran ha ribadito la sua posizione: lo Stretto di Hormuz non riaprirà fino al soddisfacimento di sette condizioni stabilite in un accordo provvisorio di giugno con gli Stati Uniti, ha affermato Mohammad Bagher Ghalibaf, capo negoziatore e presidente del Parlamento iraniano. Ghalibaf ha riferito che Washington ha avanzato alcune proposte tramite un mediatore dopo la presentazione da parte di Teheran di una tabella di marcia di sette giorni.

Un portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha sottolineato che la priorità di Teheran resta la questione dello Stretto e che il ripristino della sicurezza nel passaggio marittimo richiede passi concreti da parte degli Stati Uniti. Lo stesso portavoce ha smentito che l’Iran abbia offerto all’AIEA accesso alle proprie strutture nucleari in cambio di un allentamento delle sanzioni Usa, ribadendo che non sono state avviate discussioni sul nucleare con Washington.

I documenti in circolazione descrivono un arco di sette giorni dedicato a misure di rafforzamento della fiducia volto a riportare le parti a una versione aggiornata del memorandum d’intesa di giugno, con passi concreti anche sul programma nucleare. Secondo quanto riportato, il disaccordo principale riguarda la sequenza delle azioni da intraprendere, più che i contenuti del piano.

Il ministro degli Esteri Abbas Araqchi ha ribadito che, se gli Stati Uniti accetteranno il piano iraniano di sette giorni, lo Stretto di Hormuz verrà riaperto entro lo stesso termine. In caso contrario l’Iran si è detto pronto a reagire a un’azione militare. Il portavoce delle forze armate iraniane, Mohammad Akraminia, ha inoltre avvertito che il Paese potrebbe aumentare la velocità e la gittata dei propri missili, osservando che “ora il nemico si trova molto più lontano dalle coste”, fino a una distanza di circa mille chilometri.

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