La relazione dei consulenti chiamati dalla Procura di Bologna sulla morte di Abderrahim Fakir è stata depositata: nel documento compaiono trascrizioni di frasi pronunciate da agenti durante il fermo, registrate dalla bodycam indossata da uno degli operatori.
I periti hanno stabilito che il 42enne è deceduto per insufficienza respiratoria acuta. Al momento del decesso, sul quale si indaga nell’ambito dell’inchiesta aperta per la morte avvenuta il 19 luglio al Pilastro di Bologna, Fakir presentava un’intossicazione da cocaina — di cui era consumatore cronico — e una severa cardiopatia.
Nella relazione vengono riportate, fra l’altro, espressioni attribuite agli agenti durante la fase di immobilizzazione: “È schiattato”, “Che me frega a me” e “Se muore ci divertiamo”. I consulenti hanno ritenuto che al decesso abbiano contribuito l’agitazione psicomotoria e, in misura verosimilmente minore, la posizione prona.
Il documento, ora nelle mani dei magistrati, segnala inoltre che l’intervento dei soccorsi è stato tempestivo e correttamente eseguito. Pur così, secondo i periti, le probabilità di sopravvivenza di Fakir sarebbero state attorno al 15 per cento.
Sono sei le persone annotate nel registro delle annotazioni preliminari — il cosiddetto scudo penale — per omicidio colposo: i due agenti che intervennero per bloccare Fakir e quattro soccorritori della Croce Rossa. Per questi ultimi la relazione evidenzia condotte “non aderenti ai protocolli di emergenza sanitaria”.
I magistrati di Bologna hanno fissato un incontro per il 28 ottobre per confrontarsi sulla perizia e decidere i passaggi successivi. Il pubblico ministero ha tempo fino al 19 novembre per stabilire se iscrivere formalmente la posizione delle sei persone o procedere all’archiviazione.