Otto milioni di italiani alle prese con disturbi mentali: giovani più colpiti, servizi pubblici in ritardo

Per la Giornata mondiale della salute mentale, che quest’anno è dedicata al ruolo attivo delle persone con esperienza di disturbo mentale nella costruzione dei servizi, emerge una fotografia preoccupante: in Italia sono circa 8 milioni le persone che convivono con problemi di salute mentale, dalla depressione ai disturbi alimentari e psichiatrici più gravi.

La stima si basa sul confronto con i dati globali pubblicati su The Lancet, che indicano un quasi raddoppio dei casi dal 1990 al 2023, fino a 1,17 miliardi di persone nel mondo. Massimo Cozza, direttore del Dipartimento Salute mentale della Asl Roma 2, ha richiamato proprio questo confronto per quantificare la dimensione italiana del fenomeno. Molti pazienti non trovano una risposta adeguata nei servizi pubblici o ricorrono a cure a pagamento.

Il rapporto del ministero della Salute segnala che nel 2024 i servizi pubblici hanno assistito 845.516 persone adulte, una cifra nettamente inferiore rispetto al potenziale bisogno. Il problema non è solo numerico ma anche distributivo: la Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica ha confrontato le Regioni su 14 indicatori e rilevato forti disuguaglianze nella spesa pro capite, tra i 37 euro annui in Campania e i 115 a Bolzano, contro una media nazionale di 75 euro.

Anche la rete delle Case di Comunità mostra lacune: delle 1.715 strutture programmate, solo 334, il 43%, dispongono di servizi ad hoc per la salute mentale. Questi dati, secondo Guido Di Sciascio, co-presidente della Società Italiana di Psichiatria, “evidenziano la necessità di integrare la nuova rete dell’assistenza di prossimità con quella dei Dipartimenti di Salute Mentale e delle cure primarie”.

Le speranze sono riposte nel nuovo Piano d’azione nazionale per la salute mentale 2025-2030, aggiornato dopo dieci anni: il piano prevede 255 milioni di euro per il triennio iniziale, a cui si aggiungono fondi strutturali e risorse vincolate per il personale.

Tra i fattori che contribuiscono al peggioramento del benessere mentale, le tecnologie digitali occupano un ruolo rilevante. Uno studio pubblicato su The Lancet associa l’uso di schermi per più di due ore al giorno, a livello globale, alla perdita di circa 2,8 milioni di anni di vita in buona salute per effetto della depressione. Sul fronte comunicativo, nei primi sei mesi del 2026 si sono registrati oltre 138.000 post sui social riguardanti la salute mentale e la parola.

L’Organizzazione mondiale della Sanità, in occasione della Giornata mondiale, sollecita servizi basati sulla comunità e orientati ai diritti umani. Diverse iniziative segnano la giornata: monumenti illuminati di verde in varie città e la conclusione al Campidoglio del Festival Ro.Mens, che ha ospitato nella Casa della Comunità del Tuscolano (Asl Roma 2) una mostra con 180 autoritratti realizzati da pazienti, medici e operatori sanitari, richiamando il numero della legge del 1978 che ha portato alla chiusura dei manicomi in Italia.

Sul piano della comunicazione e della prevenzione, all’Istituto Superiore di Sanità è stato presentato un vademecum per un linguaggio non stigmatizzante sulla salute mentale, mentre Medici Senza Frontiere ha lanciato la campagna “Anche questa è cura” dedicata al benessere psicologico. A livello europeo, il Parlamento di Strasburgo ha approvato raccomandazioni per una normativa Ue mirata a prevenire i rischi psicosociali legati al lavoro.

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