Venezia, 11 settembre 2026 — Un documentario israeliano ha trasformato una proiezione della Mostra del Cinema in uno dei momenti più politici e tesi del festival. Naza, in gara alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, è firmato dai registi Yuval Abraham e Rachel Szor ed è stato proiettato sotto eccezionali misure di sicurezza.
La pellicola ha ottenuto una standing ovation di 25 minuti, ma ha suscitato subito un forte contraccolpo politico. Al centro del film ci sono le testimonianze inedite di 24 ufficiali dell’intelligence israeliana, riprese con volti oscurati e anonimato.
Quei testimoni descrivono la trasformazione tecnologica della guerra a Gaza, raccontando l’uso di algoritmi predittivi e intelligenza artificiale nella pianificazione degli attacchi. Secondo quanto documentato nel film, i sistemi calcolerebbero preventivamente il numero di civili che possono essere considerati sacrificabili per eliminare un singolo obiettivo di Hamas.
I registi definiscono questa dinamica come una macchina bellica guidata da logiche tecniche e burocratiche che incidono direttamente sulle decisioni operative. La proiezione ha provocato reazioni contrastanti tra il pubblico e la critica internazionale.
In Israele la risposta è stata netta: ambienti vicini al governo e alcuni media hanno smentito le ricostruzioni, accusando il documentario di essere un’operazione di propaganda unilaterale e diffamatoria nei confronti delle Forze di Difesa Israeliane (IDF).
Abraham e Szor hanno denunciato anche la reazione della stampa israeliana, sostenendo che inizialmente il film sia stato in parte ignorato o che le pratiche descritte siano state giustificate. Nel dibattito pubblico interno, chi affronta il tema della gestione tecnologica dei bombardamenti viene etichettato come una minaccia alla sicurezza nazionale, secondo quanto riportato dai registi.
La pellicola ha dunque riaperto il confronto sulla tecnologia militare e sull’etica degli attacchi aerei, diventando allo stesso tempo oggetto di lodi alla Mostra e di critiche dure a Tel Aviv.