Monica Bellucci dopo Locarno: sui femminicidi “siamo all’età della pietra”, il rapporto con le figlie e la fine con Tim Burton

Monica Bellucci traccia un bilancio personale e professionale nel corso di un’intervista a La Repubblica, rilasciata a margine del suo successo al Festival di Locarno. L’attrice, nata a Città di Castello nel 1964, affronta temi che vanno dal ruolo di madre alle responsabilità sociali, passando per la vita sentimentale.

Bellucci sottolinea il legame con le sue origini umbri e con Roma, citando l’affetto per la città natale e per le amiche romane con cui è rimasta in contatto. Madre di due figlie, Deva (nata nel 2004) e Léonie (nata nel 2010) dall’unione con Vincent Cassel, racconta come la presenza dei figli abbia influenzato le scelte artistiche: alcune pellicole del passato oggi sarebbero per lei difficili, non solo per una questione anagrafica.

Richiamando titoli come Malèna, Irréversible e La passione di Cristo, Bellucci osserva che molti dei personaggi femminili da lei interpretati hanno conosciuto forme di violenza, evento che lei stessa non ha vissuto nella sua vita personale. Sull’educazione come antidoto alla violenza propone di insegnare l’empatia a scuola e in famiglia, accanto alle tradizionali materie: a suo avviso, il progresso tecnologico corre molto più veloce dell’evoluzione umana e “siamo ancora all’età della pietra”, una distanza che, unita alla carenza di educazione sociale, facilita il verificarsi di fatti gravi.

Riguardo alla carriera, Bellucci ammette di continuare a scegliere film intensi ma con maggiore attenzione. Parlando della figlia Deva, che ha quasi ventidue anni, dice che la lascerebbe libera di prendere decisioni anche su ruoli estremi: tra loro c’è dialogo e confronto, ma Deva possiede una personalità definita e una propria visione artistica.

Infine, l’attrice affronta la conclusione del rapporto con Tim Burton, durato dal 2022 al 2025. A proposito della fine della relazione sottolinea come, in amicizia come in amore, a volte i cammini si uniscano a lungo e altre volte percorrono solo un tratto insieme: “ognuno riprende il proprio cammino”. Per Bellucci è fondamentale che il tempo condiviso arricchisca entrambe le persone, perché le relazioni offrono sempre insegnamenti su se stessi e sugli altri.

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