Catania, 26 ottobre 2026 — L’avanzamento tecnologico sta rimodellando il lavoro della polizia scientifica, con ricadute pratiche sulle indagini e sulla possibilità di riaprire casi rimasti irrisolti per anni. A raccontarlo è Francesco Sudoso, Direttore Tecnico Superiore della Polizia di Stato.
Nuove tecniche permettono oggi di analizzare microtracce che in passato venivano considerate inutilizzabili, ampliando le fonti di prova disponibili per gli investigatori. Questi sviluppi hanno contribuito a risolvere delitti che erano fermi da tempo e offrono strumenti in più per chiarire fatti complessi.
Accanto ai progressi nei laboratori, cresce anche il ruolo dell’intelligenza artificiale nelle attività investigative. Tra gli strumenti impiegati dalla Polizia di Stato figura Sari, un sistema studiato per il confronto automatico delle immagini estratte da video e riprese.
Tuttavia, viene sottolineato che le tecnologie rappresentano un supporto alle indagini e non un sostituto del lavoro umano: il giudizio e la valutazione finale restano prerogativa degli esperti in carne e ossa.
L’articolo è stato redatto con la collaborazione di Marco Matteucci e racconta come scienza forense e algoritmi stiano convergendo nelle procedure investigative senza sovrapporre ruoli e responsabilità.