Un agguato in contrada Lattughelle, a Cassano all’Ionio, ha provocato la morte di una donna e il ferimento di un uomo ritenuto capo di una cosca locale. L’episodio, avvenuto il 26 ottobre 2026, è al centro delle indagini per la possibile riapertura di una faida tra clan.
La vittima è Silvana Sibarelli, 60 anni. Ferito è Damiano Pepe, 64 anni, noto come “Tripolino” e indicato come boss della cosca degli zingari. Pepe è ricoverato e vigilato nell’ospedale di Cosenza.
Secondo gli investigatori l’attacco è di matrice mafiosa: i sicari hanno esploso una trentina di colpi d’arma lunga, forse anche con un kalashnikov, all’uscita dall’abitazione. Due persone avrebbero sparato contro gli obiettivi.
I carabinieri che conducono le indagini hanno ascoltato Pepe in ospedale; su eventuali risposte di quest’ultimo vige uno stretto riserbo. Per la gravità e le implicazioni del caso, gli atti potrebbero essere trasferiti alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, forse già nella giornata odierna.
L’omicidio rischia di riaccendere lo scontro che da anni alterna periodi di calma apparente a improvvise escalation nella Sibaritide. Tra le famiglie coinvolte vengono citati i nomi Abbruzzese e Forastefano, due referenze di rilievo nella zona dell’alto ionio cosentino.
Il passato giudiziario di Pepe è documentato: era uscito dal carcere nel 2019 dopo aver scontato 26 anni di reclusione per omicidio e associazione mafiosa. Anche in famiglia il conflitto ha lasciato tracce sanguinose: il fratello Edoardo fu ucciso il 3 ottobre 2002 in un agguato a colpi di fucile caricato a pallettoni; con lui perse la vita anche Fioravante Abbruzzese, indicato come elemento di spicco della cosca.
Libera Calabria ha richiamato l’attenzione sulla “presenza asfissiante della criminalità organizzata” e ha sollecitato una reazione dello Stato e della società civile. Sulla stessa linea si sono mossi il sindaco di Cassano, Gianpaolo Iaconini, e il vescovo Francesco Savino, che hanno invitato la cittadinanza a partecipare oggi alle 16 al Teatro Comunale per un momento pubblico di denuncia della violenza e di assunzione di responsabilità.
Le indagini proseguono sotto la direzione dei magistrati e con i rilievi dei carabinieri sul luogo dell’agguato.