La legge di bilancio annunciata non ha mantenuto le ambizioni iniziali: la premier ha ridimensionato l’intervento economico e orientato le risorse verso misure di ampia portata anziché verso provvedimenti shock.
Secondo il commento pubblicato il 30 ottobre 2026, la crisi energetica ha limitato le possibilità di una manovra espansiva e la situazione internazionale ha influito sulle scelte di Palazzo Chigi. L’articolo ricorda che, all’indomani dell’attacco americano a Teheran attribuito a Donald Trump, la prima reazione del governo fu «non approvo e non condanno».
Di conseguenza, le misure più vistose promosse nella manovra si rivelano contenute. Tra gli interventi citati figurano l’estensione del secondo scaglione Irpef fino a 55.000 euro (da 50.000) e l’allargamento della partita Iva forfettaria fino a 100.000 euro. L’effetto del taglio Irpef è stimato in benefici entro i 500 euro annui per i soggetti interessati, ovvero poco più di 40 euro al mese.
Altre modifiche includono riduzioni legate al bollo auto — indicate nell’articolo come risparmi dell’ordine di 200-300 euro annui — e misure mirate su più fronti: ampliamento del Fondo sanitario per affrontare le liste d’attesa, interventi per i giovani e una cedolare secca agevolata per gli affitti a canone concordato.
Nel pezzo si osserva l’assenza di provvedimenti capaci di segnare l’immaginario collettivo, come un’abolizione dell’Imu o un «intervento shock» sulle tasse, e si ritiene che molte scelte puntino a raggiungere la platea più ampia possibile, con un occhio alle prossime consultazioni elettorali.
Un elemento evidenziato come positivo è la gestione prudente dei conti pubblici: mantenere i bilanci sotto controllo avrebbe contribuito a tenere basso lo spread e a contenere il costo del debito. Questo, si segnala, può avere ricadute indirette sui tassi di finanziamento per famiglie e imprese.
Il commento ricorda anche i precedenti giudicati critici per la finanza pubblica — Superbonus e reddito di cittadinanza — e sottolinea come, in un contesto internazionale instabile (con conflitti aperti in Medio Oriente e nel cuore dell’Europa), la priorità del governo sia sembrata più quella di non aggravare la situazione dei conti che quella di avviare una cura di rilancio strutturale.