Frana al confine Tibet-Nepal: bilancio a 157 morti, centinaia di dispersi e turisti ancora irrintracciabili

Una frana di vaste proporzioni lungo il confine tra Tibet e Nepal ha travolto una valle fluviale provocando una lunga scia di vittime, feriti e dispersi. Le autorità nepalese hanno aggiornato il bilancio delle vittime a 157, secondo i dati diffusi dall’Ufficio di Polizia della provincia di Bagmati a Hetauda, aggiornati alle 17:25 ora locale; i feriti sono 93.

L’evento è avvenuto nella contea di Gyirong, nella città di Shigatse in Tibet, ed ha generato gravi danni sul lato nepalese nelle zone di Rasuwagadhi-Timure, Syabrubesi — fortemente colpita dalla piena del fiume Bhote Koshi — Rasuwa e nella valle del Bhote Koshi. Le autorità segnalano che la piena è attesa nelle aree a valle del fiume Trishuli nelle prossime ore; Kathmandu non risulta interessata.

Le operazioni di ricerca e soccorso proseguono in condizioni difficili. Le autorità cinesi, su ordine del presidente Xi Jinping, hanno mobilitato tutte le forze disponibili per cercare e soccorrere le persone disperse, trasferire e sistemare gli abitanti a rischio e accelerare le cure ai feriti. Il premier Li Qiang ha chiesto di verificare rapidamente il numero delle persone colpite e di impegnare risorse per il soccorso; il vicepremier Zhang Guoqing si è recato sul posto per guidare le attività. Anche le autorità del Tibet hanno avviato operazioni di ricerca e soccorso.

Il governo indiano ha inviato 10 tonnellate di aiuti umanitari e medicine essenziali, ha reso noto il ministro degli Esteri Subrahmanyam Jaishankar. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che l’Unione europea è pronta a mobilitare assistenza per Cina e Nepal.

Secondo la polizia nepalese, risultano al momento dispersi 579 turisti, di cui 466 cittadini stranieri provenienti da 28 Paesi. Tra i dispersi sono indicati 113 nepalesi, 133 indiani, 54 statunitensi e 33 britannici; seguono 34 australiani, 24 canadesi, 19 malesi, 7 ucraini, 6 singaporiani, 6 sudafricani, 5 giapponesi, 5 neozelandesi, 4 tedeschi, 3 francesi, 2 irlandesi, 2 olandesi, 2 russi e 2 spagnoli, oltre a cittadini di Bielorussia, Finlandia, Ungheria, Israele, Lituania, Portogallo e Filippine. La maggior parte degli stranieri si trovava nella zona per completare il pellegrinaggio verso il monte Kailash e il lago Mansarovar.

La Farnesina ha comunicato che, sulla base delle registrazioni sul portale “Dove siamo nel mondo”, sono circa 90 i cittadini italiani presenti tra Nepal e Tibet; sono in corso verifiche per accertarne le condizioni e assicurare assistenza. Per emergenze la Farnesina ha indicato i numeri dell’Unità di Crisi (+39 06 36225), del Consolato Generale d’Italia a Calcutta (+91 9831212216), del Consolato Generale Onorario d’Italia a Kathmandu (+977 14538388 / +977 14529089) e dell’Ambasciata d’Italia a Pechino (+86 139 0103 2957).

Due cittadini italiani sono stati evacuati incolumi dal versante nepalese del Tibet: si tratta di Giovanni Fassini e Marco Lombardi, che si trovavano su un autobus rimasto immobilizzato per ore a causa della chiusura della strada e della progressiva esondazione del fiume. Fassini ha raccontato le otto ore di attesa a bordo del mezzo; Lombardi ha detto che «ci è andata bene, siamo vivi» e ha riferito di aver visto molte persone disperse.

Analisi preliminari basate su immagini satellitari e dati sismici indicano che la causa principale della devastante inondazione potrebbe essere il crollo di un ghiacciaio ad alta quota, indebolito dal repentino scioglimento della neve e del ghiaccio. Lo studioso Dan Shugar dell’Università di Calgary ha spiegato che un blocco di ghiaccio si sarebbe staccato a circa 5.200 metri precipitando per oltre un chilometro nella valle, liberando energia sufficiente a generare l’ondata di piena. Shugar ha inoltre osservato che le alte temperature recenti avrebbero liquefatto grandi quantità di neve e ghiaccio nelle ultime 24 ore, contribuendo alla fragilità della massa glaciale.

L’United States Geological Survey ha chiarito che la scossa registrata alle 8:37 locali, inizialmente segnalata come sisma di magnitudo 4,4, è stata invece causata da una frana eccezionalmente potente: il movimento franoso ha prodotto vibrazioni equivalenti a un terremoto di magnitudo 5,2. Secondo il USGS, una massa di ghiaccio e rocce si è staccata da un versante e è precipitata nel fiume Lhende Khola, affluente del Bhote Koshi.

Le autorità e i soccorritori continuano le ricerche per rintracciare i dispersi e portare assistenza ai sopravvissuti mentre cresce la preoccupazione per nuovi fenomeni di piena nelle aree a valle.

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