Fermagli e spostamenti di forze: il Medio Oriente sotto pressione tra accuse di finanziamenti, attacchi e ordini militari

Il quadro di tensione nel Medio Oriente resta frammentato e operativo su più fronti: dalle accuse su trasferimenti di denaro a Hezbollah agli ordini del Pentagono per preparativi offensivi, fino ad attacchi marittimi e missilistici che coinvolgono petrolieri e aeroporti.

Secondo Reuters, citando due persone a conoscenza diretta, Hezbollah avrebbe ricevuto dall’Iran 200 milioni di dollari il mese scorso per sostenere famiglie libanesi sfollate dalla guerra con Israele. Fonti indicano che gli intermediari hanno applicato una commissione del 20%, circa quattro volte la tariffa usuale, riflettendo i rischi dell’operazione.

Gli Stati Uniti, però, hanno contestato il trasferimento. Il portavoce del Dipartimento di Stato Tommy Pigott ha affermato che il denaro “non esiste”, accusando Hezbollah di diffondere false storie su afflussi dall’Iran. Un funzionario del Dipartimento del Tesoro ha aggiunto che l’Iran sarebbe “a corto di denaro” e privo delle risorse per finanziare la sua campagna di terrore.

Un rappresentante di Hezbollah ha confermato che è stata reperita una somma e che nei prossimi giorni verrà reso noto un piano di distribuzione, senza dettagliare la provenienza dei fondi. Una fonte ha riferito che il movimento prevede un’erogazione iniziale di 3.000 dollari per famiglia, dando priorità a circa 50.000 nuclei i cui villaggi sono stati distrutti o risultano inaccessibili. L’assegnazione sarebbe legata a un impegno iraniano preso dopo un accordo provvisorio con Washington a giugno, poi naufragato a luglio, che avrebbe consentito a Teheran di vendere petrolio.

Sul fronte militare, Axios riporta che il Pentagono ha ordinato al Comando Centrale Usa (Centcom) di completare i preparativi per riprendere operazioni di combattimento maggiori in Iran. La direttiva non fissa una data e il presidente Trump non ha ancora preso decisioni definitive; fonti statunitensi e israeliane valutano comunque la possibilità di azioni prima delle elezioni di medio termine negli Stati Uniti e forse prima delle elezioni israeliane.

Nel Golfo, l’ente britannico per la sicurezza marittima UkMTO ha segnalato l’attacco a una petroliera al largo della costa settentrionale del Qatar, con un numero di vittime non precisato. L’autorità ha riferito che la nave, in navigazione nel Golfo a circa 500 km a ovest dello Stretto di Hormuz, ha riportato danni da diversi proiettili; l’origine della petroliera non è stata specificata. L’attacco è avvenuto mentre l’Iran annunciava la chiusura di una rotta nello stretto usata per aggirare un blocco navale.

Anche lo stretto di Hormuz è al centro di un’altra iniziativa diplomatica: Iran e Oman avrebbero concordato le coordinate geografiche per rotte di transito sicure e intendono presentare la proposta a livello internazionale, secondo il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei.

In Arabia Saudita, la coalizione che sostiene il governo yemenita ha affermato di aver distrutto circa 82 obiettivi militari dei ribelli Houthi nelle province di Saada, Hodeidah, Al-Jawf e Marib, compresi 11 depositi di missili balistici, centri di comando e sistemi di comunicazione. Il portavoce della coalizione, il generale Turki al-Maliki, ha avvertito che le aggressioni Houthi contro obiettivi civili non resteranno senza conseguenze.

Gli Houthi hanno inoltre rivendicato di aver colpito l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad con un missile balistico, sostenendo di avere interrotto le operazioni aeroportuali. Si tratta della seconda segnalazione di colpi all’aeroporto in meno di 24 ore; in attacchi recenti sono morte almeno tre persone, due ad Abha e una a Riad, ma non è chiaro se ci siano vittime nell’ultimo episodio.

Nel comparto siriano e yemenita, Axios riferisce che Damasco avrebbe valutato l’invio fino a 20.000 soldati in Yemen per sostenere l’offensiva saudita, attingendo in particolare da unità identificate come 90ª e 84ª Divisione; la questione sarebbe stata discussa con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, secondo fonti dell’amministrazione Trump.

Sulla Striscia di Gaza, l’agenzia Wafa ha segnalato che colpi di artiglieria israeliana hanno ucciso una donna e ferito altre persone a Gaza City, vicino alla stazione di servizio al-Khazindar. Contestualmente, le Nazioni Unite hanno fatto entrare nuovo carburante e scorte umanitarie al valico di Kerem Shalom — medicinali, cibo e materiale scolastico — ma hanno lanciato un allarme sulle necessità di finanziamento per evitare il collasso di servizi essenziali come sanità, acqua, soccorso e rimozione delle macerie, ha detto il portavoce Onu Stephane Dujarric.

A Teheran, il responsabile ad interim dell’Ufficio del coordinatore speciale dell’Onu per il Libano, Jean Arnault, ha incontrato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi per discutere gli sviluppi regionali e la cooperazione internazionale per la stabilità libanese.

In ambito politico e commemorativo, Israele ha ricordato il 7 ottobre in oltre 400 località. L’associazione Eran per la salute mentale ha registrato circa un milione di chiamate di soccorso e un aumento dei pensieri suicid

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