Facoltà di Lettere occupata a Bologna, collettivi in assemblea sulla morte di Abderrahim Fakir

Questa mattina nella facoltà di Lettere dell’Università di Bologna, in stato di occupazione, sono iniziati i tavoli di confronto promossi dai collettivi sulla morte di Abderrahim Fakir, 42enne deceduto durante un fermo di polizia nel quartiere Pilastro.

L’edificio rimarrà occupato per tutto il fine settimana in attesa della ripresa delle lezioni fissata per lunedì 12/09/2026. All’interno della facoltà e sul portone sono stati esposti striscioni con la scritta “Verità e giustizia per Fakir”.

La giornata è stata promossa da Cua, Cas, Plat, Comunità migranti, Si Cobas e Laboratorio Crash, realtà che già hanno partecipato alle mobilitazioni esplose in città dopo la morte del 42enne. Dopo i tavoli svolti in mattinata, alle 15 è prevista un’assemblea plenaria; alle 18 la mobilitazione si concluderà con un appuntamento in piazza Verdi, nel cuore della zona universitaria.

Al centro delle proteste restano le modalità dell’intervento degli agenti: esperti hanno infatti sottolineato che con l’arrivo tempestivo di un medico del 118 Abderrahim Fakir “con grande probabilità” si sarebbe potuto salvare, intervenendo per sedare lo stato di agitazione psicomotoria. È stato inoltre rilevato che la manovra di contenimento in posizione prona, con volto e torace schiacciati a terra, può ridurre la circolazione d’aria e risultare letale.

La morte di Fakir ha già generato una serie di mobilitazioni nelle settimane precedenti. Nella notte tra il 19 e il 20 luglio circa 200 persone hanno presidiato via Italo Svevo, mentre il giorno successivo a piazza Nettuno si è svolto un momento di raccoglimento convocato dal sindaco Matteo Lepore, a cui hanno partecipato migliaia di cittadini, familiari e rappresentanti istituzionali, compreso il governatore dell’Emilia-Romagna.

Al termine del presidio una parte dei manifestanti si è spostata verso Prefettura e Questura in piazza Roosevelt: la situazione è degenerata con il lancio di oggetti e fuochi d’artificio, barricate e la risposta delle forze dell’ordine con lacrimogeni e idranti, episodi che i media hanno descritto come ore di “guerriglia urbana”.

Una settimana dopo, domenica 26 luglio, circa 2.000 persone hanno sfilato in corteo pacifico nel quartiere Pilastro con lo striscione “Siamo tutte e tutti Fakir”. Alla marcia, organizzata da Potere al Popolo, USB, Comitato Popolare Pilastro, collettivo Plat e dalla comunità marocchina, ha partecipato anche la moglie di Fakir in collegamento dal Marocco. Mobilitazioni di solidarietà si sono svolte anche in altre città, tra cui Torino, dove circa 200 persone hanno chiesto “Giustizia per Fakir”.

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