Una frana in una miniera d’oro di al‑Zaraa, nella zona di Nuhud/El‑Nahud nel Kordofan Occidentale del Sudan, ha provocato la morte di almeno 67 minatori e lasciato decine di persone disperse. L’episodio è avvenuto nella tarda serata di martedì, secondo la ricostruzione riportata dai sopravvissuti all’agenzia Afp.
I cunicoli della miniera — sei pozzi scavati a mano — hanno cominciato a cedere martedì e, entro la mattina seguente, sono stati recuperati sessanta corpi. Altri morti e numerosi dispersi sono stati segnalati mentre proseguono le operazioni di soccorso; almeno 25 persone risultano ferite.
Le ricerche sono continuate durante la notte con gli stessi strumenti rudimentali impiegati dagli estrattori locali. “Non sappiamo quanti altri siano ancora all’interno”, ha detto uno dei sopravvissuti, Khair al‑Sayyed Jabara, al termine delle operazioni notturne, sottolineando la difficoltà di intervenire senza mezzi pesanti.
Secondo alcuni organi di informazione locali, tra cui Radio Dabanga, il crollo potrebbe essere avvenuto domenica; la circostanza è riportata dalle fonti locali ma non è stata univocamente confermata. I soccorritori hanno dichiarato di aver bisogno di macchinari pesanti per rimuovere roccia e terra e recuperare eventuali sopravvissuti o altri corpi.
Dal 2023, con lo scoppio della guerra tra l’esercito sudanese e le forze paramilitari delle Rapid Support Forces (Rsf), l’industria aurifera ha finanziato in larga parte gli sforzi bellici di entrambe le parti e il settore è diventato un canale di sostegno anche per sostenitori stranieri. L’emergere di un’estesa corsa all’oro ha spinto molte persone rimaste senza lavoro a rivolgersi a miniere spesso pericolose.
La tragedia di al‑Zaraa si somma ad altri incidenti recenti in miniere, legali e illegali, in Africa, che secondo le ricostruzioni generano tensioni e sono oggetto di contese tra potenze internazionali.