La vittoria parziale alle elezioni di metà mandato ha esasperato le tensioni all’interno dell’amministrazione americana sul fronte iraniano, mentre Teheran avverte di una maggiore prontezza militare e continuano sviluppi su più piani diplomatici e di sicurezza.
Secondo quanto ricostruito dal Wall Street Journal, l’amministrazione è spaccata tra chi preme per la fine del conflitto e chi invece favoreggia un ritorno ai combattimenti. Il vicepresidente J.D. Vance sta portando avanti sforzi per chiudere lo scontro, mentre figure come Pete Hegseth e il comandante dell’US Central Command Brad Cooper sostengono la ripresa delle operazioni militari. I segretari Marco Rubio (Stato) e Scott Bessent (Tesoro) spingono per un inasprimento delle sanzioni e per il proseguimento del blocco. L’inviato Steve Witkoff, riferisce il quotidiano, appoggia le iniziative di Vance. Anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è favorevole a riprendere i combattimenti.
Axios riferisce che Vance ha dedicato le ultime due settimane a colloqui indiretti con l’Iran per ottenere un nuovo cessate il fuoco e riaprire i negoziati sul nucleare, elevando il livello delle trattative all’interno dell’amministrazione. La spinta diplomatica, secondo la testata, è legata anche alle recenti sconfitte elettorali subite dal Partito Repubblicano.
Da Teheran arriva una risposta netta. Il portavoce dell’esercito Mohammad Akraminia, citato dall’agenzia ufficiale IRNA, ha detto che le forze armate della Repubblica islamica sono oggi “più forti” rispetto all’inizio della guerra e sono in uno stato di allerta superiore. Su ordine della Guida Suprema, ha aggiunto, qualsiasi risposta sarà immediata e senza limiti geografici.
Negli ultimi giorni l’isola iraniana di Qeshm, nello stretto di Hormuz, è stata colpita da due missili, riporta l’agenzia Tasnim, confermando analoghe informazioni diffuse da IRNA; Tasnim ha però precisato che non risultano al momento conferme ufficiali. Nella notte il presidente Donald Trump ha ammesso di aver ordinato un attacco di breve durata sull’isola per distruggere, ha detto, “un piccolo dispositivo antiaereo”. Nonostante ciò, le trattative diplomatiche per prevenire una nuova escalation si sono intensificate con la mediazione del Qatar.
Sul versante della sicurezza, il comando militare statunitense per il Medio Oriente (Centcom) ha annunciato su X un premio di 20 milioni di dollari per informazioni sul programma nucleare iraniano, includendo la possibilità di trasferimento altrove per chi fornirà dati utili su strutture, attrezzature e personale associato.
Altri sviluppi collegati al conflitto e alle sue ripercussioni umanitarie: le forti piogge e i venti hanno allagato centinaia di tende e distrutto decine di rifugi temporanei nella Striscia di Gaza, riferiscono i corrispondenti di Al Jazeera. Intanto il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha ribadito il pieno sostegno dell’Onu all’agenzia per i rifugiati palestinesi e il suo ruolo nell’assistenza, pur di fronte all’opposizione israeliana, come ha detto il portavoce Stephane Dujarric.
Sul fronte italiano cresce l’attenzione per sei connazionali fermati dalle autorità israeliane in Cisgiordania nei pressi del villaggio di Kafr Ni’ma. La Farnesina è impegnata per ottenere il loro rilascio: il gruppo si trova presso la stazione di polizia di Modi’in Illit e, secondo quanto riferito dalle autorità italiane, oggi è previsto il trasferimento al Centro dell’aeroporto Ben Gurion per l’avvio delle procedure di espulsione con i primi voli disponibili. È in corso la verifica dell’identità e del numero preciso degli italiani, che sarebbero quattro attivisti e due giornalisti.
Tra i fermati c’è Aurora, 28 anni, originaria di Bisceglie e residente a Torino: il padre Olinto Valentini ha riferito che la giovane “pare stia bene” e che dal consolato sono arrivate rassicurazioni; la ragazza, impegnata nella raccolta delle olive insieme ad alcuni palestinesi, sarebbe “in un posto di polizia” e potrebbe partire per Tel Aviv nei prossimi giorni per rientrare in Italia. Tra gli altri fermati figurano la fotoreporter di Brescia Paula Jesus e il compagno Marco Cola, presidente di un’associazione del terzo settore. Il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ha dichiarato che gli italiani “non hanno fatto nulla” e che si trattava di attività agricola; ha aggiunto che si sta seguendo il caso per favorire un rapido rimpatrio. Anche il sindaco di Bisceglie, Angelantonio Angarano, ha espresso vicinanza alla famiglia di Aurora e detto di aver contattato l’Unità di crisi della Farnesina.