L’aggressione compiuta in una classe della scuola media a Centocelle, a Roma, da un ragazzo di 13 anni che ha colpito la propria insegnante con un coltello ha riacceso l’attenzione sulle dinamiche di radicalizzazione che circolano sul web. Gli accertamenti sugli strumenti digitali in uso al minore indirizzano gli investigatori verso canali e forum strutturati intorno all’accelerazionismo, spiega RaiNews.
La Procura per i Minorenni sta procedendo con verifiche analoghe a quelle avviate in casi della scorsa primavera vicino a Teramo e in provincia di Bergamo. Gli inquirenti stanno analizzando messaggistica e comunità online, in particolare gruppi criptati dove la teoria originaria è stata rielaborata in chiave militant e violenta.
L’accelerazionismo, nato negli anni ’90 nel dibattito accademico su capitalismo e tecnologia, ha assunto nel tempo diverse declinazioni. Esiste una versione di sinistra che guarda all’automazione come strumento di liberazione dal lavoro, una corrente neoreazionaria e tecno-capitalista avvicinata ad alcune élite tecnologiche e teorie vicine a Nick Land, e una variante violenta diffusa negli ecosistemi digitali underground.
Gli investigatori e gli esperti indicano come, nella versione più pericolosa, il nichilismo spinga verso l’idea che “tanto peggio, tanto meglio”: il crollo sociale diventa obiettivo e la violenza uno strumento per affrettarlo. Nei fascicoli emerge anche un frequente sovrapporsi con le community degli Incel, dove prende forma la narrazione della cosiddetta “Black Pill”. In questi contesti si diffonde una visione deterministica basata su fattori come “Look, Status, Money”.
Secondo il monitoraggio delle chat, la combinazione tra la convinzione dell’impossibilità di riscatto personale e le tesi accelerazioniste viene usata per indirizzare rabbia e frustrazione verso bersagli concreti: autorità, personale scolastico, donne o comunità intere. La solitudine e il senso di inadeguatezza possono così essere orientati verso la violenza e la radicalizzazione.
Un altro elemento segnalato dagli investigatori è la “gamification” della violenza: eventi reali vengono catalogati con linguaggi mutuati dai videogiochi, celebrati e trasformati in meme. Aggressioni o stragi passate vengono analizzate, votate e commentate, creando una competizione per visibilità e consenso che legittima imitazioni.
Gli esperti avvertono come, a 13 anni, la struttura emotiva e la capacità critica siano ancora in formazione. L’esposizione a contenuti tossici, veicolati da algoritmi che premiano polarizzazione e odio, può abbattere la barriera tra provocazione virtuale e azione reale. Da questa prospettiva, portare un coltello a scuola può assumere il significato di rito d’ingresso in una comunità invisibile che premia la visibilità.
Studiare questi meccanismi digitali è, secondo fonti investigative, uno strumento necessario per interpretare episodi come quelli di Roma o Teramo: dietro gesti individuali c’è un ecosistema privo di regole che intercetta fragilità e le trasforma in radicalizzazione collettiva.