Il leader nominato da Khamenei, medico di professione e descritto come persona mite, ha assunto una linea politica su due direttrici parallele. Da una parte ha utilizzato un linguaggio duro per non creare tensioni con i pasdaran; dall’altra ha mantenuto aperture verso l’America per preservare un canale di comunicazione.
La tattica è stata letta come un equilibrio calibrato: il ricorso a toni da falco servirebbe a rassicurare le forze interne più intransigenti, mentre la disponibilità al dialogo esterno mira a non chiudere i percorsi diplomatici con gli Stati Uniti.
La scelta del nuovo leader, avvenuta per volontà di Khamenei, riflette dunque una gestione prudente della propria immagine pubblica e delle relazioni internazionali, combinando fermezza verbale e apertura strategica.