Era il 10 agosto quando una bambina di turisti americani, in vacanza in Puglia, è stata portata al Pronto soccorso dell’ospedale di Monopoli-Fasano per qualche linea di febbre. I medici le hanno eseguito esami del sangue e delle urine e deciso di tenerla sotto osservazione per una notte; la mattina successiva la bimba è stata dimessa perché stava bene.
Poche ore dopo la dimissione i genitori hanno ricevuto una telefonata con la richiesta di pagamento di circa 1.700 euro per l’assistenza prestata. Inizialmente hanno ritenuto la chiamata sospetta e hanno chiesto che la fattura venisse inviata via e-mail: il documento ha confermato un importo pari a 1.662 euro.
La vicenda ha attirato la presa di posizione dei sindacati dei medici, che hanno difeso la famiglia e sollevato dubbi sul calcolo della cifra. Antonio Mazzarella, responsabile del Dipartimento Politiche per la salute della Cgil pugliese, ha denunciato «errori evidenti» nelle indicazioni registrate nella piattaforma informatica Edotto, che avrebbero portato all’emissione di una fattura errata e che potrebbero dipendere «da inesperienza o da sciatteria».
Simili perplessità sono state espresse da Stefano Andreasciani, consigliere regionale di Anaao Assomed, che ha attribuito i problemi all’affidabilità dei sistemi informatici usati per la contabilizzazione delle prestazioni.
L’Asl pugliese ha però difeso la richiesta: la bambina risiede all’estero e non è iscritta al Servizio sanitario nazionale, quindi — secondo l’azienda — l’importo è stato determinato «applicando quanto previsto per la contabilizzazione delle prestazioni sanitarie erogate a favore dei pazienti stranieri». L’Asl ha inoltre sottolineato che i prezzi sono elaborati automaticamente dal sistema informativo Edotto e ha escluso che si tratti di una truffa.