La vittoria dei Democratici nelle midterm americane ha accelerato una svolta nella politica estera di Palazzo Chigi: il rapporto personale tra Giorgia Meloni e l’amministrazione Trump è ormai considerato irrimediabilmente compromesso, mentre Roma rafforza il suo posizionamento verso i principali partner europei.
A inchiodare la frattura, secondo fonti citate da Reuters e riprese da Repubblica, sono due elementi paralleli: un volo notturno e una telefonata a Fox News. Alle 2.10 del 3 novembre un jet privato è decollato da Ciampino diretto a Teheran; l’aereo è rimasto a terra otto ore. Il codice di identificazione era oscurato, come avviene spesso nei voli CAI utilizzati dai servizi di intelligence italiani, e la missione è stata attribuita allo stesso apparato.
Quel volo è interpretato come segnale della diplomazia parallela che Roma ha mantenuto con Teheran anche durante la fase più calda del conflitto, con l’obiettivo dichiarato di non esporre l’Italia a rischi diretti e di tutelare interessi economici, il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz e la sicurezza interna.
Nelle prime ore del 4 novembre, ora italiana, Donald Trump ha invece criticato duramente la situazione dei paesi europei durante un intervento a Fox News, rivolgendo parole dure verso Francia e Italia. L’episodio è stato letto a Roma come un affronto personale alla premier e ha contribuito a marcare la distanza tra i due leader.
Sul piano pratico, il nodo della fornitura di armamenti a Kiev rappresenta l’immediata prova della nuova linea: un pacchetto di aiuti militari all’Ucraina è rimasto fermo a Palazzo Chigi per mesi e sarà presentato il 10 novembre dal ministro della Difesa Guido Crosetto al Copasir, la commissione parlamentare di controllo dei servizi. Con il nuovo quadro politico statunitense, la scelta di Meloni è stata quella di allinearsi con le principali capitali europee.
Nonostante l’allineamento, il rapporto con l’E3 (Parigi, Londra, Berlino) resta complesso: i tre paesi conducono percorsi separati e in alcuni casi escludono l’Italia da discussioni specifiche, ma Roma continua il dialogo per individuare risposte comuni alle reazioni imprevedibili dell’amministrazione statunitense. Tra le opzioni sul tavolo c’è anche la possibilità, in caso di passo analogo di Washington — come l’eventuale invito a Vladimir Putin al G20 di metà dicembre a Miami — di boicottare il vertice o di inviare delegazioni di rango inferiore.
L’altro grande tema di frattura riguarda l’Iran. A Palazzo Chigi prevale l’interpretazione secondo cui le decisioni dell’amministrazione Trump hanno compromesso la sua credibilità sul dossier, e per questo l’Italia non intende sostenere ulteriori attacchi. Il governo aveva già preso le distanze dall’uso della base di Sigonella nella prima fase del conflitto, una scelta definita da fonti ufficiali come consolidata e non influenzata dagli ultimi avvertimenti di Teheran.
Fonti iraniane citate da Euronews hanno lanciato minacce contro l’uso di basi in Europa, incluse quelle in Italia e Germania; inoltre, a Roma viene attribuita a Mojtaba Khamenei la dottrina di rispondere “without geographical restrictions” a minacce nemiche, elemento che spiega, nelle valutazioni italiane, il ricorso a canali diplomatici paralleli e a missioni segrete.
In questo contesto si consumano anche i simboli della rottura: l’allontanamento dal movimento MAGA e dalle figure di riferimento che avevano caratterizzato i rapporti degli ultimi anni. Come si concluderà questa ricomposizione delle relazioni internazionali resta, per ora, incerto.