Raid su impianti energetici in Ucraina; Kiev chiede armi e fondi mentre la diplomazia accelera verso Abu Dhabi

Nella notte le forze russe hanno colpito infrastrutture energetiche nelle regioni di Kiev e Mykolaiv, provocando danni a impianti e alcune vittime tra i civili. Sul fronte diplomatico, intanto, Stati Uniti, Nato ed Europa intensificano i contatti in vista di un vertice trilaterale con Russia e Ucraina ad Abu Dhabi.

Nella regione di Kiev un attacco notturno ha incendiato e distrutto un’abitazione privata e una dependance nel quartiere di Boryspil. Tre persone sono rimaste ferite: due hanno riportato una reazione acuta da stress, la terza un trauma cranico con abrasioni agli arti. Secondo il capo dell’amministrazione militare regionale di Kiev, Timur Tkachenko, non è stato necessario il ricovero in ospedale.

L’esplosione ha inoltre danneggiato infrastrutture energetiche nei distretti di Bila Tserkva e Obukhiv. Nell’area di Obukhiv l’onda d’urto ha rotto i vetri di una scuola e del dormitorio di un istituto; i servizi di emergenza sono intervenuti e sono in corso operazioni per rimuovere le conseguenze dell’attacco.

Nella regione di Mykolaiv Mosca ha colpito un impianto energetico con un drone d’attacco Geranium. Un altro attacco con un drone FPV e un Uav Molniya ha danneggiato un edificio annesso al villaggio di Dmytrivka, nel distretto di Kutsurubsk. In entrambe le località non sono state registrate vittime.

Sul piano politico e diplomatico, la Nato ha reso noto che rappresentanti dell’Alleanza, degli Stati Uniti, dell’Ucraina, dell’Unione europea e di altri leader si sono incontrati alla residenza ufficiale dell’organizzazione a Bruxelles per preparare gli incontri trilaterali previsti ad Abu Dhabi. La riunione segue le discussioni avvenute a Miami e Oslo e punta a promuovere “una conclusione giusta e sostenibile della guerra”, ha dichiarato la portavoce dell’Alleanza.

Washington ha confermato l’intenzione di convocare la prossima settimana un tavolo trilaterale con delegazioni di Ucraina e Russia mediato dagli Stati Uniti. Jared Kushner, inviato per il dossier ucraino insieme a Steve Witkoff, ha definito “produttive e sostanziali” le consultazioni tenute a Bruxelles e ha spiegato che il lavoro diplomatico si concentra su garanzie di sicurezza per l’Ucraina e su un’architettura di sicurezza europea più ampia.

In parallelo il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha incontrato alla Casa Bianca l’emissario russo Kirill Dmitriev e ha affermato che è vicino un accordo che potrebbe avere effetti anche sull’Europa. Sul contenuto dei colloqui il presidente ha mantenuto il riserbo.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha indicato la necessità di adeguare la strategia di Kiev al nuovo quadro politico statunitense emerso dopo le midterm e di preservare un sostegno bipartisan a Capitol Hill. In un’intervista a TSN, rilanciata da Reuters, Zelensky ha detto che l’Ucraina è pronta al dialogo ad Abu Dhabi ma ha ribadito l’urgenza di ottenere i sistemi Patriot e lo sblocco di circa 16 miliardi di dollari di aiuti che – secondo il leader ucraino – sarebbero stati formalmente promessi ma non ancora erogati.

Sulla difesa aerea Zelensky ha indicato la priorità di garantire rifornimenti costanti di munizionamento per i sistemi Patriot. Il Dipartimento di Stato americano ha autorizzato la possibile vendita di 500 missili terra-aria Patriot PAC-3 per circa 2,1 miliardi di dollari, ma le tempistiche industriali prevedono consegne non prima dei primi anni Trenta. Sul fronte aereo, Kiev punta a rendere operativi un numero adeguato di caccia F-16 entro cinque-sei mesi.

Tra gli sviluppi umanitari segnalati dalla diplomazia statunitense negli ultimi giorni c’è la tregua locale nella città di Oleshky, negoziata con la partecipazione della first lady Melania Trump. La sospensione dei combattimenti, rimasta in vigore dal 27 ottobre al primo novembre, ha permesso operazioni di sminamento e evacuazioni sicure. In un evento alla Casa Bianca la first lady ha consegnato lettere a rappresentanti di Mosca e Kiev e ha ricevuto ringraziamenti formali da parte russa; la delegazione ucraina le ha conferito l’Ordine della Principessa Olga.

Sul piano sociale e demografico, il settimanale The Economist ha avvertito che il protrarsi del conflitto rischia di provocare un collasso demografico in Ucraina: la popolazione sarebbe scesa da circa 37 milioni a 27-28 milioni dal 2022. Il tasso di fecondità è calato da 1,2 figli per donna nel 2020 a 0,8-0,9; nella prima metà del 2026 i decessi hanno superato le nascite con un rapporto superiore a tre a uno. Citiando dati Onu, The Economist scrive che, in uno scenario realistico con la guerra prolungata, la popolazione potrebbe dimezzarsi fino a circa 25 milioni nel 2040. La demografa Svetlana Aksyonova ha indicato che il tasso di fecondità potrebbe scendere fino a 0,6 figli per donna.

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