Un vaccino terapeutico personalizzato a mRna ha ottenuto per la prima volta un successo in uno studio di fase 3 contro il melanoma, ma la strada verso un impiego su larga scala resta incerta per ragioni economiche e cliniche.
I dati sono stati presentati il 24 ottobre al congresso Esmo di Madrid. Lo studio INTerpath-001 ha coinvolto 1.137 pazienti con melanoma cutaneo ad alto rischio già operati: la somministrazione del vaccino intismeran autogene, sviluppato congiuntamente da Merck e Moderna e associato al pembrolizumab, ha ridotto del 42% il rischio combinato di recidiva o morte rispetto alla sola immunoterapia.
Dopo un follow-up mediano di circa due anni, la percentuale di pazienti vivi e senza recidiva a 24 mesi era dell’82,2% nel gruppo trattato con vaccino più pembrolizumab, contro il 70% nel gruppo con solo pembrolizumab. I dati sulla sopravvivenza complessiva, però, non sono ancora sufficienti per rilevare una differenza statisticamente significativa.
La terapia sfrutta la piattaforma a mRna già impiegata nei vaccini anti-Covid, adattata per produrre fino a 34 neoantigeni specifici del tumore di ciascun paziente. Per allestire il trattamento è necessario analizzare il materiale genetico del tumore asportato e costruire una sequenza di mRna su misura. La terapia è pensata per essere somministrata dopo l’intervento, in combinazione con il pembrolizumab che potenzia la risposta immunitaria.
Il trial ha evidenziato anche limiti pratici: il 17% dei pazienti inizialmente reclutati è stato escluso perché i campioni tumorali non hanno permesso l’identificazione di neoantigeni idonei. Inoltre, la comunità scientifica solleva dubbi sull’origine esatta del beneficio osservato: secondo quanto riportato anche da Science, non è escluso che l’effetto aggiuntivo derivi dalla piattaforma a mRna o dalle nanoparticelle lipidiche veicolanti, più che dagli antigeni specifici inseriti nel vaccino.
La presentazione dei risultati non ha convinto i mercati: il 22 ottobre, prima dell’annuncio ufficiale, un leak ha anticipato i dati e provocato un calo delle azioni di Moderna e Merck. Le attese degli investitori erano molto elevate e i risultati, pur positivi, non sono stati considerati rivoluzionari sul piano commerciale.
Al congresso Esmo sono state inoltre illustrate strategie alternative, come l’immunoterapia neoadiuvante (somministrata prima della chirurgia), che sembrano offrire efficacia comparabile a costi inferiori. Il successo scientifico del vaccino personalizzato è dunque indiscutibile, ma la sua trasformazione in un’opzione terapeutica accessibile, sostenibile e in grado di aumentare significativamente la sopravvivenza resta ancora da dimostrare.