Francesca Michielin pubblica Magia Nera, che completa il progetto iniziato con Magia Bianca e che da novembre sarà portato in scena nei principali teatri italiani. In un’intervista a Gabriele Fazio del 30 ottobre 2026 la cantautrice di Bassano del Grappa ha raccontato il percorso di ricerca e composizione dietro il nuovo disco.
Michielin spiega che la stregoneria è usata come metafora per ricomporre un mondo narrativo: «non è solo cappello e scopa», dice, sottolineando la necessità di uno studio rigoroso sul tema. Nel lavoro sono entrati un filologo e contributi che spaziano dal metal alla dark wave; la ricerca ha riguardato anche figure storiche e spirituali come Hildegard von Bingen ed Ecate, considerate guide nella scrittura.
La cantante segnala come in Italia esista una forte tradizione popolare legata a ritualità e figure locali: in Sardegna le Lanas, in Veneto le Anguane, in Piemonte le Masche e nelle Marche la Sibilla. Michielin racconta di essersi imbattuta spesso in persone che praticano la Wicca e celebrano i Sabba, e di aver scoperto pratiche rituali anche attraverso segnali quotidiani, come storie su WhatsApp che auguravano “Felice Imbolc”.
Sulla propria collocazione nel mondo esoterico Michielin definisce se stessa «apprendista». Pur dichiarandosi credente — è stata battezzata e si è sposata in chiesa — afferma di voler coltivare queste ritualità come parte della propria spiritualità e del patrimonio culturale del territorio cimbro-celtico da cui proviene.
Musicalmente Magia Nera punta con decisione sugli anni ’80 e su un immaginario sonoro cinematografico. Il disco conta 14 tracce, di cui due ballad: Michielin ha dichiarato di aver bilanciato intenzione filologica e istinto, immaginando brani «dungeon» e altri più dark. Tra le canzoni citate c’è Esperienza estatica, ispirata a scene fantastiche legate alla sua terra.
Il progetto è anche politico: dove Magia Bianca criticava una società tardo-medievale messa in relazione con il 2026, Magia Nera esplora come porsi di fronte a una società che «sconnette» e manipola. A apertura del disco c’è Viriditas, che Michielin indica come manifesto del nuovo lavoro; nel brano si legge: «Potranno toglierti potere se vaccina la tua fede / Colomba nera, corvo bianco puoi scegliere tu».
Nel racconto sulle radici storiche del mito stregonesco la cantante richiama la trasformazione della figura di Diana nel Medioevo e l’evoluzione di archetipi come Lilith, oltre al ruolo della danza macabra. Michielin riafferma che, nelle fonti studiate, non emerge collegamento con il satanismo e difende l’importanza di rispettare il termine «magia» evitando appropriazioni superficiali.
La dimensione live del progetto sarà pensata per i teatri: lo spettacolo sarà strutturato in atti, con un viaggio dal buio alla luce — dall’atto primo all’atto ottavo — e includerà anche brani del passato riarrangiati in chiave «medievale» o «anni ’80». Tra le scelte creative anticipate c’è un mash-up tra This Woman’s Work di Kate Bush e L’amore esiste; Michielin parla di uno show di oltre due ore che rompe la quarta parete e privilegia la performance artigianale.
Nel descrivere le sue fonti e gli archetipi la cantante cita anche riferimenti contemporanei e pop, come l’uso di God Is Alive, Magic Is Afoot (testo di Leonard Cohen, interpretato da Buffy e utilizzato da Florence and the Machine) e The Dead Dance di Lady Gaga per rimandi al topos della danza della morte.
Michielin racconta di aver apprezzato il confronto con comunità di praticanti che si definiscono «sorelle» e di aver trovato nelle nuove generazioni maggiore apertura verso questi temi. Tra i dettagli personali legati al progetto, dice di essersi tatuata un pipistrello in riferimento a Bat Four Lashes.
L’artista sottolinea infine che lo studio e il rispetto del contesto sono fondamentali quando si toccano termini come «strega» e «magia», e che il suo obiettivo è lasciare nell’ascoltatore un senso di libertà e immaginazione.