Nuovi accertamenti tecnici rafforzano l’ipotesi che la morte di Liliana Resinovich non sia un suicidio. Lo sostiene l’avvocato Nicodemo Gentile, legale di Sergio Resinovich, fratello della donna, che definisce la prova “un’evidenza imponente come il Monte Bianco”.
Secondo la perizia dattiloscopica disposta dalla Gip di Trieste Flavia Mangiante a fine giugno e consegnata in una relazione di inizio ottobre, sulle buste nere che contenevano il corpo sono state rilevate quattro tracce che presentano tra loro caratteristiche analoghe e che verosimilmente deriverebbero dal contatto con lo stesso tessuto.
L’analisi comparativa tra le impronte sperimentali ottenute dal guanto da lavoro nero trovato nei pressi del corpo e le tracce sui sacchi ha evidenziato “lievi corrispondenze morfo-dimensionali”. Per i periti, in assenza di elementi discordanti, questi riscontri costituiscono un supporto di grado moderato all’ipotesi che le quattro tracce siano state generate dal contatto con il guanto sequestrato.
Sul guanto erano state già svolte precedenti analisi. Nei giorni scorsi è stata inoltre depositata una perizia merceologica e genetica che aveva individuato tracce di Dna di un uomo ignoto su uno dei sacchi neri e sui jeans indossati dalla vittima. La comparazione effettuata dalla polizia scientifica su richiesta della Procura ha però ricondotto quelle tracce a un operatore che il 28 luglio 2023 aveva maneggiato i reperti, contaminandoli.
La vicenda giudiziaria segue il ritrovamento del cadavere della 63enne, scomparsa da casa il 14 dicembre 2021 e recuperata tre settimane dopo in un boschetto dell’ex ospedale psichiatrico. Il corpo era stato riesumato al cimitero Sant’Anna di Trieste il 13 febbraio 2024 per gli accertamenti disposti dalla magistratura; gli esami autoptici dovranno essere effettuati a Milano.
Al momento risulta indagato per omicidio il marito, Sebastiano Visintin. Il 2 ottobre è stato convocato in Procura dalla sostituta procuratrice Ilaria Iozzi e, alla presenza dei suoi legali, si è avvalso della facoltà di non rispondere. I nuovi risultati degli accertamenti scientifici saranno discussi nell’udienza fissata per il 30 ottobre.