Francesco Stasi, in arte Kid Yugi, è al centro di un successo che attraversa streaming, classifiche e concerti nei palasport. Classe 2001, originario di Massafra (Taranto), vive nel suo paese e ha conquistato un pubblico prevalentemente giovanile: su Spotify dichiara 3,7 milioni di ascoltatori mensili.
Il tour nei palasport in corso è completamente esaurito e, si legge, è in programma un grande live a Milano atteso per giugno. Kid Yugi ha inoltre reso noto che non prenderà parte a Sanremo, definendolo un appuntamento lontano dal suo repertorio.
La produzione discografica è composta da tre album: l’ultimo, Anche gli eroi muoiono, è il terzo della sua discografia e apre con la voce di Giovanni Lindo Ferretti. Dal gennaio di quest’anno a oggi sono stati raccolti tre dischi di platino. Il suo lavoro più apprezzato resta il secondo album, I nomi del diavolo (2024), anch’esso definito bestseller.
Musicalmente e culturalmente Kid Yugi pesca da fonti eterogenee. Tra i riferimenti indicati ci sono i CCCP e Noyz Narcos, oltre a suggestioni del primo Salmo; non mancano richiami letterari, da Čechov a classici come Il signore delle mosche. Nei testi alterna immagini e temi sociali, dall’esistenzialismo alle dipendenze, passando per problemi di autostima e cronache di violenza e potere. In più di un passaggio ha ricordato la sua esperienza diretta con il territorio: “Mi alzo, vedo l’Ilva, m’incazzo e scrivo”.
Kid Yugi collabora con artisti del panorama pop‑rap come Anna, Sfera Ebbasta e Shiva. Le sue canzoni sono molto seguite in streaming e tra i giovani, pur non avendo ancora varcato del tutto la soglia di un pubblico più ampio. L’ultima canzone d’amore citata nel suo repertorio, Amelie, è raccontata come un successo, pur con un ritornello considerato melodico e prevedibile.
Nel complesso, la sua produzione alterna basi non necessariamente “vecchia scuola” e metriche dense, con testi che fanno spesso riferimento a letteratura e cultura, elementi che emergono come parte distintiva del suo approccio artistico.