Roma, 14 ottobre 2026 — La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta oggi nell’Aula del Senato per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, richiamando l’attenzione su costi energetici, sicurezza e crisi internazionali.
Al suo arrivo è stata accolta dal presidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa. Come da prassi, intorno alle 10 la premier si recherà alla Camera per consegnare il testo del discorso, quindi tornerà a Palazzo Madama per la discussione generale, dove al momento risultano iscritti a prendere la parola 18 senatori. Dopo le dichiarazioni di voto e il voto sulle risoluzioni, Meloni si sposterà nuovamente a Montecitorio alle 15.15.
Meloni ha indicato il costo dell’energia come “la questione che oggi pesa più di tutto” sulla competitività delle imprese europee e ha chiesto una risposta coordinata e rapida a livello Ue, sottolineando che “la decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione”. Ha poi illustrato l’agenda del Consiglio che comprende competitività, Ucraina, il prossimo Quadro finanziario pluriennale, Medio Oriente, difesa e sicurezza, migrazione, allargamento e riforme.
Sull’intesa annunciata dagli Stati Uniti sul gasolio russo, la premier ha definito la scelta “molto rischiosa”, osservando che l’impennata dei prezzi dei carburanti è dovuta soprattutto alla guerra in Iran e non al conflitto in Ucraina. Meloni ha avvertito che l’intesa potrebbe legittimare Mosca, generare nuove entrate per finanziare la guerra e indebolire la leva sanzionatoria occidentale.
Il governo, ha ribadito la presidente, mantiene inalterata la posizione: sostegno a Kiev con attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica restano i pilastri dell’azione italiana.
Riguardo al ruolo di Francia, Germania e Regno Unito nel cosiddetto formato E3, Meloni ha chiesto che se questi Paesi ritengono di agire in modo autonomo lo facciano con un mandato ufficiale da parte di tutti gli Stati membri. Ha inoltre sollecitato che i Ventisette indichino una figura autorevole con il mandato di rappresentare l’Europa nel processo di pace, oppure valutino altre soluzioni nel caso non si trovi convergenza su un nome.
Sulle spese per la difesa, la premier ha precisato che le risorse aggiuntive non sono state sottratte a sanità o scuola e che la scelta di non spendere tutto il margine disponibile non equivale a tagliare il welfare. Ha respinto l’accusa di essere un governo “guerrafondaio”.
Meloni ha chiesto all’Ue una risposta comune contro l’escalation degli attacchi ibridi russi: tra le priorità indicate la protezione delle infrastrutture critiche — reti energetiche, cavi sottomarini, porti, aeroporti e il dominio subacqueo — e il sostegno all’industria italiana per sistemi anti-drone e antimissile. Ha richiamato il principio che la sicurezza dei confini europei è indivisibile e non può trascurare il fianco Sud mentre si sostiene il fianco Est.
Sul Medio Oriente, la presidente del Consiglio ha ricordato l’attacco del 7 ottobre e ha sottolineato la necessità di mantenere aperti i canali di dialogo con Israele, ribadendo che la sicurezza dello Stato israeliano non può essere messa in discussione. Allo stesso tempo ha espresso preoccupazione per la presenza israeliana nel sud del Libano, in Siria e a Gaza e per la pressione sulla popolazione palestinese in Cisgiordania, definita intollerabile. Ha richiamato la dichiarazione congiunta di Italia, Francia, Germania, Regno Unito e altri partner che considera gli insediamenti in Cisgiordania illegali e si è opposta con forza all’annessione e allo spostamento forzato dei palestinesi.
Meloni ha descritto la situazione a Gaza come drammatica e ha sollecitato maggiori aiuti urgenti, oltre a un’iniziativa politica per verificare se Hamas sia disposta a deporre le armi, condizione che aprirebbe la strada alla ricostruzione a beneficio della popolazione civile.
La maggioranza in Senato ha predisposto una risoluzione che impegna il governo a garantire il sostegno multidimensionale alla popolazione ucraina, a sostenere iniziative diplomatiche per una pace giusta e duratura nel rispetto della sovranità ucraina, e a promuovere un ruolo attivo dell’Unione europea nel processo di pace e nella definizione della futura architettura di sicurezza continentale. Il documento chiede inoltre la designazione di un inviato speciale europeo o, in alternativa, un formato con mandato chiaro da parte del Consiglio europeo, e sollecita il mantenimento della pressione sulla Russia fino a un cessate il fuoco pieno, incondizionato e immediato, precisando che le misure vanno rivolte al regime e non alla popolazione russa.
Sui negoziati per il bilancio europeo, Meloni ha avvertito che l’Italia entrerà nella fase più delicata: la presidenza irlandese mira a un accordo entro fine anno, ma Roma non intende sacrificare il contenuto per rispettare la scadenza temporale e firmerà solo un accordo ritenuto vantaggioso per il Paese.