Israele ha dichiarato lo stato di massima allerta alla vigilia del terzo anniversario dell’attacco del 7 ottobre 2023, mentre la regione registra nuove escalation tra Yemen, Arabia Saudita e altri fronti. Le misure sono state adottate sulla base di informazioni di intelligence che segnalano possibili azioni ostili.
Questa mattina i familiari delle vittime hanno osservato un minuto di silenzio nei luoghi del sud di Israele colpiti dall’attacco di tre anni fa. Al sito del festival Nova, attaccato dai miliziani di Hamas il 7 ottobre 2023, i parenti si sono raccolti alle 6:29 ora locale davanti ai ritratti delle vittime dove sono stati deposti fiori.
Le Forze Armate israeliane hanno reso noto che, negli ultimi tre anni, hanno colpito circa 100.000 obiettivi su vari fronti: circa 65.000 nella Striscia di Gaza, circa 28.000 in Libano e Siria, circa 4.500 in Iran e circa 80 nello Yemen.
Sull’altro fronte, gli Houthi dello Yemen hanno rivendicato attacchi con missili e droni contro obiettivi in Arabia Saudita, fra cui gli aeroporti di Abha e King Khalid a Riad e la base aerea di Khamis Mushait. Le autorità saudite hanno riferito di aver abbattuto un missile balistico a nord di Riad; la coalizione guidata da Riad ha inoltre annunciato l’intercettazione di un missile diretto verso Khamis Mushait.
Nel corso delle ultime ore, media internazionali hanno segnalato danni e tre feriti lievi in seguito ad attacchi degli Houthi contro gli aeroporti internazionali di Jazan e Najran. Gli Houthi hanno inoltre affermato di aver colpito una raffineria Aramco a Rabigh e siti militari nel sud del Regno. L’oleodotto Est‑Ovest saudita è stato nuovamente interrotto dopo un attacco a una stazione di pompaggio a Khurais, che secondo fonti del settore ha provocato ingenti danni e la sospensione del pompaggio.
In Yemen, le forze governative, sostenute dall’Arabia Saudita, dichiarano di aver riconquistato la città portuale di Mocha e lo stretto di Bab al‑Mandeb, dopo un’offensiva contro gli Houthi; altri media e fonti riferiscono tuttavia che la situazione rimane incerta e che i combattimenti hanno interessato soprattutto le periferie. Gli Houthi negano di aver perso il controllo dello Stretto e rivendicano attacchi in risposta ai raid aerei. Sempre nello Yemen, gli Houthi hanno denunciato che un raid saudita nel governatorato di Hajjah ha ucciso sei membri della stessa famiglia, compresi quattro figli fra i 3 e gli 8 anni, e ha gravemente ferito una bambina di sei anni.
Inoltre, due razzi lanciati dagli Houthi hanno colpito l’aeroporto internazionale di Aden: non si registrano vittime, ha comunicato l’ufficio stampa del dipartimento di sicurezza di Aden.
Sul piano diplomatico, la Lega Araba ha condannato la demolizione di un edificio di dieci appartamenti nel quartiere di Al‑Tur a Gerusalemme Est, operata con la partecipazione del ministro Itamar Ben‑Gvir, definendola una violazione dei diritti dei residenti e parte di misure volte a limitare la presenza palestinese nella città occupata.
Al Palazzo di Vetro si è tenuto un evento promosso dalla missione israeliana alle Nazioni Unite per ricordare il 7 ottobre. L’ambasciatore israeliano Danny Danon ha ricordato l’attacco e la resilienza di Israele; all’incontro sono intervenuti anche rappresentanti statunitensi e ospiti internazionali che hanno espresso sostegno a Israele.
Le tensioni si riflettono anche nelle relazioni internazionali: il presidente statunitense Donald Trump ha commentato la situazione in Iran sostenendo che è difficile comprendere chi eserciti effettivamente il controllo nel Paese. Intanto Turchia e Pakistan hanno annunciato un rapido dispiegamento di truppe a sostegno dell’Arabia Saudita nell’ambito dell’Accordo di difesa dell’Alleanza della Mecca; i tre Paesi hanno deciso l’attuazione concreta degli impegni di difesa collettiva e la predisposizione al rapido invio di forze concordate.
Sullo sfondo umanitario, Médecins Sans Frontières denuncia il progressivo peggioramento delle condizioni di vita a Gaza: secondo l’organizzazione, circa il 65% della Striscia sarebbe sotto controllo militare israeliano e la cosiddetta “linea gialla” avrebbe ristretto lo spazio disponibile alla popolazione, aggravando l’accesso a acqua potabile, beni essenziali e cure mediche.
Nel nord‑est della Siria, resta sotto controllo curdo il campo di Roj, che ospita circa 729 famiglie — oltre 2.200 persone — parenti di jihadisti di una cinquantina di nazionalità. Fonti siriane avvertono che il trasferimento dell’am