Nella notte tra il 5 e il 6 ottobre si è intensificata l’escalation militare nel Golfo: i ribelli Houthi dello Yemen hanno rivendicato di aver colpito l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, una raffineria del gruppo Saudi Aramco e vari siti nel sud dell’Arabia Saudita.
Testimoni citati da fonti su X hanno raccontato di forti esplosioni nella zona dell’aeroporto di Riad; gli atterraggi sono stati sospesi e alcuni gate dei terminal chiusi. Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, diversi aerei in avvicinamento hanno ricevuto avvisi di “non atterrare” e sarebbero state pubblicate immagini dall’interno di almeno un velivolo che ha ricevuto il messaggio.
Il portavoce militare houthi, Yahya Saree, ha detto che gli attacchi, condotti soprattutto con droni e missili balistici e da crociera, hanno preso di mira l’aeroporto internazionale di Riad e la raffineria di Aramco a Rabigh, oltre a siti militari e aeroporti nel sud del Regno.
La tensione è parte di una più ampia ondata di ritorsioni: media regionali avevano già segnalato esplosioni nella località di Buqayq, nota per impianti di raffinazione, e raid sauditi su Abs, nella provincia di Hajjah, nello Yemen nord-occidentale.
Fonti del settore energetico hanno riferito ad AFP che il trasporto di greggio attraverso l’oleodotto Est-Ovest è stato nuovamente interrotto dopo un attacco che ha danneggiato una stazione di pompaggio a Khurais, nella parte orientale del regno. Gli Houthi avevano affermato di aver preso di mira siti di Aramco a Riad e nella regione di Khurais, provocando incendi.
La recrudescenza degli scontri sul fronte yemenita ha portato a mosse politiche e militari nella regione. Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno annunciato in una dichiarazione congiunta il rapido dispiegamento di truppe in Arabia Saudita nell’ambito dell’Accordo di difesa dell’Alleanza della Mecca, con l’obiettivo di attuare immediatamente impegni di difesa collettiva e garantire la prontezza e l’integrazione delle forze. I tre Paesi hanno condannato “nei termini più energici” attacchi contro le città sante di Mecca e Medina e contro infrastrutture civili ed economiche saudite.
L’intesa di difesa, firmata ad agosto dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan e dal premier pachistano Shehbaz Sharif, prevede che un attacco armato contro uno dei firmatari sia considerato un attacco contro tutti. L’attivazione del patto segue l’annuncio di un’offensiva del governo yemenita riconosciuto per riconquistare territori controllati dagli Houthi; Riad ha garantito pieno sostegno operativo alle forze governative yemenite.
Le forze del governo yemenita, supportate dalla copertura aerea saudita, hanno dichiarato di aver ripreso il controllo del porto di Mocha, sul Mar Rosso, dopo scontri con miliziani Houthi, secondo una fonte militare citata dall’agenzia di stampa statale yemenita Saba. La fonte ha parlato di numerosi combattenti Houthi morti e feriti e di miliziani in fuga.
Da parte loro gli Houthi accusano l’Arabia Saudita di guidare l’offensiva e hanno dichiarato lo spazio aereo saudita “non sicuro”.
La tensione regionale si inserisce in un quadro più ampio di scontri e attacchi multipli: nei giorni scorsi erano stati segnalati raid sauditi in Yemen e impatti di missili balistici su strutture petrolifere nel Regno, con immagini di fiamme e fumo in alcuni siti.
Nel contesto dello scontro più ampio, fonti dell’Al-Shifa Medical Complex citate da al Jazeera hanno riferito che un palestinese è stato ucciso in un attacco aereo israeliano su Gaza City e un’altra persona è rimasta ferita.
Sull’altro versante delle dichiarazioni internazionali, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, durante un comizio in Nebraska, ha affermato: “Stiamo prendendo l’Iran a calci nel culo”, frase riportata nelle cronache dei giorni scorsi.
La situazione resta dinamica e le informazioni continuano ad arrivare da più fonti regionali e internazionali, tra cui agenzie di stampa e portavoce militari coinvolti nei vari fronti.