Dimissioni al vertice dell’Oil iraniano mentre Teheran conferma: lo Stretto di Hormuz resta chiuso

Il ministero del Petrolio iraniano cambia guida: domenica l’ufficio del presidente ha annunciato l’accettazione delle dimissioni di Mohsen Paknejad e la nomina, con decreto presidenziale, di Hamid Bord — direttore generale della Compagnia petrolifera nazionale iraniana — come ministro ad interim.

La mossa avviene in un contesto di forte pressione economica generata dalla guerra in corso tra Iran e Stati Uniti, una situazione che, secondo l’emittente Al Arabiya, ha inciso direttamente sulla scelta del ministro di lasciare l’incarico. Dall’inizio del conflitto si registrano inoltre regolarmente lunghe code alle stazioni di servizio nel paese.

Un elemento di allarme è stato il monito del consigliere per la sicurezza nazionale, Mohsen Rezaei, che in una riunione governativa di alto livello ha definito la situazione «tra i periodi più difficili affrontati dal Paese». Alla stessa riunione, a cui hanno partecipato il presidente Masoud Pezeshkian e diversi ministri, il presidente ha riconosciuto il peggioramento delle condizioni economiche e ha scritto sui social di un «nuovo approccio» del governo per gestire circostanze eccezionali, senza tuttavia fornire dettagli sulle misure.

Sul fronte della sicurezza marittima, il presidente del parlamento e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha ribadito che lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto finché non saranno soddisfatte le sette condizioni fissate da Teheran nel Memorandum di Islamabad. Ghalibaf ha aggiunto che gli Stati Uniti avrebbero avanzato alcune proposte tramite un mediatore dopo che l’Iran aveva proposto una tabella di marcia di sette giorni, ma che la posizione iraniana resta ferma.

Parole dure anche dal mondo militare: Ali Fadavi, consigliere del comandante dei Guardiani della Rivoluzione, ha affermato che al momento non ci sono navi statunitensi nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz, nel Golfo di Oman né nella parte settentrionale dell’Oceano Indiano, sostenendo che le forze statunitensi si sono ritirate oltre 1.000 chilometri dal territorio iraniano e che le navi americane sarebbero «vulnerabili al 100%» agli attacchi dei Guardiani.

La successione al ministero e le dichiarazioni istituzionali arrivano in una fase di forti tensioni regionali che, secondo le fonti citate, hanno già ripercussioni sull’economia e sulla logistica dell’industria petrolifera iraniana. Il governo ha per ora nominato un reggente, senza annunciare piani concreti per affrontare la crisi del settore.

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