Mosca tra minacce e rassicurazioni, Zuppi visita i prigionieri a Mosca e Zelensky premia i soldati a Lyman

A Mosca il discorso pubblico del presidente Vladimir Putin e i messaggi dell’ambasciata russa in Italia hanno segnato una giornata di avvertimenti e chiarimenti ufficiali, mentre sul fronte diplomatico il cardinale Matteo Zuppi ha incontrato prigionieri di guerra ucraini e a Lyman il presidente Volodymyr Zelensky ha visitato le truppe impegnate nelle operazioni offensive.

Durante la sessione plenaria del Valdai Club, Putin ha affermato che la Russia «non ha intenzione di attaccare nessuno» e ha ribadito che Mosca «risponderà con tutti i mezzi a sua disposizione» in caso di attacco diretto al territorio nazionale, precisando tuttavia che ciò non implica automaticamente il ricorso a armi atomiche. Il presidente ha anche insistito che la Russia non ha iniziato il conflitto, sostenendo di essersi difesa da tentativi di smembramento e da una sconfitta strategica.

In mattinata l’Ambasciata russa in Italia ha pubblicato un lungo post su Facebook in cui definisce in peggioramento le tensioni con Occidente e mette in guardia circa possibili azioni contro l’exclave di Kaliningrad: a causa della sua posizione «qualsiasi azione aggressiva nei suoi confronti… potrebbe richiedere l’uso di tutti i mezzi disponibili», si legge nel testo pubblicato. Il post attribuisce a Nato e Ue la responsabilità del deterioramento del clima, citando esercitazioni militari e piani per lo schieramento di armi nucleari vicino ai confini russi, e avverte di un elevato rischio di conflitto armato che potrebbe includere attacchi preventivi contro centri decisionali.

Sul piano diplomatico e umanitario, il cardinale Matteo Zuppi ha concluso una missione di tre giorni a Mosca con diverse visite istituzionali e incontri sul tema dei prigionieri e dei civili. Tra i momenti centrali della missione, Zuppi ha riferito di avere parlato personalmente con alcuni prigionieri di guerra per verificarne le condizioni e per portare «il sostegno, la vicinanza e l’accompagnamento di Papa Leone», auspicando che la visita possa incentivare gli scambi di detenuti. L’inviato del Vaticano ha affrontato con le autorità russe anche la crisi umanitaria nella città di Oleshky, nella regione di Kherson, e ha avuto un colloquio con Yuri Ushakov, consigliere del presidente Putin, accompagnato da due vice ministri, per discutere i vari aspetti del conflitto. Il ministero degli Esteri russo ha definito la visita «costruttiva e regolare» sul fronte umanitario.

Intanto sul campo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è recato a Lyman dove ha incontrato i soldati impegnati nelle missioni e ha consegnato onorificenze di Stato. Zelensky ha indicato che, nell’ambito dell’Operazione Vivaldi, la 66ª Brigata Meccanizzata Distaccata e unità del Terzo Corpo d’Armata hanno riportato sotto il controllo ucraino oltre 125 chilometri quadrati di territorio nella regione di Donetsk.

Le dichiarazioni di Putin al Valdai, la presa di posizione dell’ambasciata russa in Italia e gli incontri di Zuppi a Mosca segnano quindi una giornata in cui tensioni geopolitiche, messaggi di deterrenza e iniziative umanitarie si intrecciano con i movimenti sul campo di battaglia in Ucraina.

ARTICOLI CORRELATI

Verso un’intesa bipartisan per vietare i social agli under 14 dopo l’apertura di Meloni

Dopo l'apertura di Meloni, Pd, Iv e FdI si preparano a presentare emendamenti per vietare i social agli under 14; Barachini: "Attendere la Ue". Crosetto avverte sulle piattaforme.

Renzi: «Sulla prevenzione è stato un fallimento totale», represssione non più un tabù

Dopo gli scontri, Matteo Renzi (Italia Viva) parla il 22 ottobre 2026 di «fallimento totale» nella prevenzione e afferma che «reprimere non è un tabù».

Sondaggi riservati alimentano la linea sicurezza: il governo valorizza la norma «chi rompe paga» e apre a Sardone per Milano

Nelle rilevazioni governative la norma "chi rompe paga" registra consenso. DIS e unità di cybersicurezza indagano su una presunta "manina" estera. Meloni apre a Sardone.

Yousef, 11 anni, il più giovane coinvolto negli scontri: identificato alla scuola della Barona

Yousef, 11 anni e di origini marocchine, è il più giovane tra gli scontri; è stato identificato dai carabinieri nella scuola della Barona e il suo volto è in un video virale.